• nov
    01
    2007

Album

Smalltown Supersound

Così profondo e scenografico che si direbbe l’album sunto. Quello della maturità come si confà a un percorso disorganico eppure vivo, istantaneo. My Last Day è focalizzato sul sentire piuttosto che sul costruire.
Kim Hiorthøy torna alle atmosfere del mirabile Melke (e prima Hei) saltando a pie’ pari i dj set casalinghi di Live Shet e i field recordings dell’inclassificabile For The Ladies, e lo fa riprendendo la psych ambient “conviviale” da lui prediletta. La differenza è che l’ambiente s’è fatto reale e dal giorno si è passati alla notte. Le tinte pastello hanno assorbito il calore che fu e solitarie escrescenze di tastiere si fanno liquida pioggia accompagnatrice. La riuscita del lavoro si lega dunque a una fluida narrazione emotiva. Terribilmente umana come lo era in Hei ma pronta a accarezzare la folktronica senza tuttavia immergervisi. Prova ne sono brani come I’m This I’m That, con il suo breakbeat sottocutaneo che attornia un protagonismo di synth o la tenera glacialità di Wind Of Failure, splendido contraltare ambient per desolazione artica e mood paesaggistici.
Se poi si considera che Skuggan, suadente valzer in ematomi ambient, è lo svolgimento in lungo di Same Old Shit e di Den Langa Berattelsen Om Stov Och Vatten, il resto dell’album spazia avanti e indietro con Alt Gar Sa Langsomt a rappresentare un retaggio fuori tempo massimo delle turbolenze di Hei e l’iniziale (bruttissima) I Thought We Could Eat Friends (un synth-pop quasi da dancefloor) si riavvicina a Live shet. Smarcamenti e sfumature emotive, quindi; una prospettiva differente e un più profondo intimismo. Soprattutto una cifra stilistica oramai pienamente acquisita e perciò libera d’esprimere l’interiore. It’s a new day.

2 novembre 2007
Leggi tutto
Precedente
Booka Shade – Dj Kicks Booka Shade – Dj Kicks
Successivo
Discorevolver – Care dolci amiche Discorevolver – Care dolci amiche

album

artista

Altre notizie suggerite