• gen
    01
    2000

Album

Kindercore

Il primo album di Bøe e Øye non è altro che una raccolta di bozzetti quasi interamente acustici, fedeli a quelle intenzioni primarie del gruppo rivendicate già nella ragione sociale (“i re della convenienza”, intesa come risparmio di mezzi espressivi). Si tratta di dieci tracce appena sfiorate da una produzione che cerca, senza artifici, di fotografare la genuinità e la spontaneità della proposta originaria dei due norvegesi: un suono cristallino di sole chitarre e voci, disturbato talvolta da qualche percussione e dalla batteria. In breve tempo, il contratto con la Source porterà a un rimescolamento sonoro e a un’ulteriore messa a fuoco, il cui risultato sarà il blasonato (e sicuramente meglio prodotto) Quiet is the new loud, vero e proprio debutto dei Kings of convenience.

A conti fatti, ben sei tracce di questo disco sono praticamente delle demo, versioni embrionali di canzoni il cui potenziale fiorirà pienamente soltanto nella prova successiva: I don’t know what I can’t save you from, abbassata di tonalità, qui è ancora scolorita e sfuma poco prima dell’inciso di cello e dei cambiamenti significativi della versione “principe”; Leaning against the wall ha un suono più aperto, con la chitarra acustica a ricamare invece dell’elettrica; Parallel lines è ancora incompleta, con soli accenni di cimbali sul finale al posto della futura coda di piano, e allo stesso modo Winning a battle losing the war è solo un acquarello acustico privo dello squisito arrangiamento di Quiet is the new loud; Toxic girl e Failure infine presentano missaggi differenti e qualche finezza in meno. Al di là di questi germogli dunque, l’interesse dell’ascoltatore si restringe alle restanti quattro tracce, non prive di spunti interessanti e finezze compositive. Brave new world, gioco hip hop di botta e risposta da Beta Band in versione soft, che canta l’inadeguatezza e la paura di un mondo nuovo ("A brave new world its all around/ You're walking to fast to be able to see i"t), è una delle migliori del lotto, mentre la scheletrica e ipnotica An English house, memore di certi mantra Slowdive, si perde un po’in un soporifero finale a cappella; ad ascoltare queste ed anche Days I had with you, che nella sua incompiutezza ricorda i primissimi Cure, viene da pensare che queste composizioni avrebbero meritato una sorte più felice, e in effetti il ripescaggio in tempi recenti di Surprise Ice, malinconica ballata tra echi glaciali di Nico, è in tal senso eloquente.

In definitiva, Kings of Convenience è un album incompleto, ricco di spunti interessanti ma allo stesso tempo colpevole di quella monocromia che risulterà il limite più evidente del duo anche nelle prove seguenti.

1 gennaio 2003
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