• mag
    01
    2011

Album

Full Time Hobby

Che roba, quei Mumford & Sons. Ragazzotti più inglesi che mai che riescono a conquistare critica e pubblico di mezzo mondo imbastendo quella che sostanzialmente è una mascherata, ovvero camuffandosi – benissimo – da folkster yankee. Segno dei tempi, certo, ma … c’è un’altra via. C’è un modo in cui in UK oggi si può suonare folk genuinamente – ovvero mantenendo le proprie radici, inserendosi peraltro in una più che nobile discendenza pop che parte dalle vignette dei Kinks e arriva dritta alle meraviglie orchestrali targate  Divine Comedy. Chi ha sentito il debutto targato The Leisure Society, The Sleeper  (“un piccolo miracolo di equilibrio e intensità”, nelle parole del nostro Stefano Solventi), sa di cosa stiamo parlando; non a caso è stato oggetto di un culto crescente in patria, con il patrocinio di fan d’eccezione come Elbow e Brian Eno e le nomination all’Ivor Novello Award per il songwriter Nick Hemming. A sentirne il seguito, Into The Murky Water, verrebbe da dire che il sestetto di Brighton è riuscito persino a superarsi: il tiro di arrangiamenti e di scrittura si alza vistosamente, ma tutto suona tanto naturale e immediato che quasi non ci si accorge di quanta ambizione ci sia in questo lavoro. È d’altronde questa la classe autentica, no?

Provate pure a farvi un giro dalle parti delle evoluzioni melodiche e emotive di The Hungry Years, degli inserti classici di I Shall Forever Remain An Amateur, o della giga festosa This Phantom Life, o ancora dell’ariosità della title track – ma invero ogni traccia fa storia a sé – e capirete di cosa stiamo parlando: un’architettura sonora complessa eppur lievissima, al servizio di una penna (e di una voce) felice almeno tanto quanto quella della recente rivelazione  Villagers, in una varietà di stili e di toni in grado di soddisfare un po’ tutti i palati. Se la vivacità, l’ironia e la profondità rimandano inevitabilmente ai citati Ray Davies e Neil Hannon, per versatilità, gusto ed efficienza vengono in mente macchine perfette come Belle And Sebastian, New Pornographers e Delgados; ma il combo di Hemmings e Christian Hardy ha tutte le carte in regola per scrivere nuove, eccellenti pagine di quel bel libro iniziato tanti, tanti anni fa. Senza necessità di buttar l’occhio sui quaderni dei compagni d’oltreoceano. Vi pare poco?

22 maggio 2011
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