Cult Movie

Luigi Cozzi è quello di Profondo Rosso, nel senso di negozio romano di memorabilia e souvenir giallo-horror messo in piedi insieme a Dario Argento, a cui è legato da anni di collaborazioni, da 4 Mosche di Velluto Grigio, a Le Cinque Giornate, fino alla serie televisiva La Porta Sul Buio. Cozzi è anche l’autore di uno dei trash-cult più citati di sempre, il leggendario Paganini Horror, e come se non bastasse è anche uno che ha divulgato il mondo della serie b italica con decine di pubblicazioni, alternate ad esperimenti più o meno riusciti nel mondo della sci-fi.

Una piccola formichina sempre attiva e pazienza se la maggioranza dei denigratori dal riso facile hanno visto, si e no, uno solo dei suoi film… qui alla sua opera seconda, scopriamo che Cozzi aveva anche le sue discrete capacità registiche e in epoca di thriller argentiano, aveva le palle di prendersi le sue dovute licenze. L’assassino è costretto ad uccidere ancora è infatti un piccolo giallo, scomposto e scoordinato, nella misura in cui sappiamo subito tutto quello che c’è da sapere. Non dobbiamo stare li a cercare di capire chi sia l’assassino, perché si viene subito messi a conoscenza di tutto. La vicenda vive sul crinale di una serie di fascinazioni hitchcockiane (Il Delitto Perfetto sicuramente, ma c’è spazio anche per citare PsychoFrenzy Il Sospetto) e secondo molti ricalca un vecchio romanzo di Scerbanenco (Al Mare Con La Ragazza).

La storia è semplice. Un killer sta cercando di sbarazzarsi di un cadavere, ma viene visto da un sedicente uomo d’affari, che coglie la palla al balzo e propone all’uomo, in cambio del suo silenzio e di una discreta somma di denaro, di fargli fuori la moglie. Tutto procede quindi come dovrebbe, ma ad un certo punto il fato decide di giocare un jolly che innescherà una serie di vicende contorte…

Non sto proprio a dirla in maniera precisa e completa, perché parte del successo di questo film sta anche nel modo in cui gli avvenimenti vengono legati l’uno all’altro. Quello che c’è da sapere è che a causa di un bel po’ di efferatezze, inframmezzate da spinte e dettagliate sequenze sessuali, non ci fu modo di far passare al film di Cozzi il visto censura, bloccando di fatto la pellicola per due anni. In seguito, dopo una bella ripulitura e con un titolo diverso (quello originale era Il Ragno), si riuscì finalmente a farlo uscire nel 1975. L’ultima edizione in dvd della Mondo Macabro recupera però il master originale, per espressa volontà di Cozzi, e quindi è possibile finalmente vedere tutta l’opera al completo. Una fortuna, perché l’aspetto morboso del film è fondamentale.

Fondamentale anche per capire che Cozzi non era per niente un cane dietro la macchina da presa, al punto che si permette una doppia sequenza incrociata, tra un amplesso consenziente tra la biondissima Femi Benussi e lo Scamarcio d’epoca Alessio Orano (in un incontro fortuito e gratuito che cede il passo subito alle effusioni, come nemmeno nei film porno con l’idraulico che bussa alla porta…) e uno stupro ai danni della sempre splendida Cristina Galbò da parte del killer interpretato da Antoine Saint-John (un volto incredibile difficilmente si scorda…). Montaggio serrato ed intelligente, nudo integrale della Benussi, abbondanza di dettagli dei corpi nudi, violenza psicologica dal taglio perverso, anche perché il personaggio di Cristina Galbò perde così la verginità, dopo che per tre quarti del film Alessio Orano cerca di spingerla al grande passo…

A tutto questo aggiungiamo il fascino dell’ambientazione decadente in riva al mare che fa da contraltare agli interni puliti e asettici della casa di Giorgio Meinardi, l’uomo che decide di uccidere la moglie ed è interpretato dal sempre affilatissimo George Hilton, qui non proprio al suo massimo, ma sempre efficace. Insomma, un film con diverse cose che non si buttano via. Anzi…

1 maggio 2012
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