• gen
    01
    2005

Album
M83

Gooom

Un conto alla rovescia, lancinante e sussurrato con i tappi alle orecchie, quello che in due anni si è consumato adagio. Un conto alla rovescia nella speranza che lo shoegaze potesse tornar vivido con le sue atmosfere opache e le sue fervide acidità. Un anno, il 2004, che pur avendoci farcito di musica degna di nota, non è riuscito a darci quell’ estatico fascino che appena un anno prima ci aveva abbagliato con album come Lesser Matters e Dead Cities, Red Seas & Lost Ghosts, intrisi di tanta carica qualitativa da far risultare Radio Dept e M83 i nuovi pionieri di quel mucchio di artisti che un tempo rispondevano ai nomi di Ride, Lush, Moose, Th’Faith Healers. La Mute punta tutto o quasi sui francesi, che si presentano alle porte del 2005 con un Before the Dawn Heals Us che alla vigilia profumava di consacrazione dei nuovi My Bloody Valentine.

Il vero peccato è, però, quello che della penetrazione artistica della compagine irlandese di Kevin Shields qui le tracce siano alquanto labili, e non bastano le folate impalpabili di Moonchild e le sinfonie fatate di Lower your Eyelids to die with the Sun per gridare al capolavoro. Ovattate sì, le atmosfere che lambiscono l’opera intera, ma ciò che davvero è di difficile rinvenimento è l’originalità. Anthony Gonzales rubacchia idee qua e là ed impillacchera quella sigla, formata da una lettera e due numeri, dietro la quale cela il proprio nome da più di tre anni assieme a quello di Nicolas Fromageau. Don’t Save us from the Flames sembra appena uscita da una versione fiacca di Loveless, Can’t stop appare (pigramente) luminosa solo grazie ad un riff prontamente sgraffignato ai Black Tape for a Blue Girl (chiedo venia alla magnifica I Wish you Could Smile), A Guitar and a Heart è un’efferata proiezione di certi Moonshake in versione rockstar, Teen Angst ed Asterisk sembrano i D.A.F. su un palco di shoegazer, Safe è un poppettone gradevole e distensivo pur essendo un continuo deja-vu. Dal punto di vista artistico, se due anni prima erano riusciti a rivitalizzare questo genere musicale grazie a tonalità rigogliose ed inebrianti, oggi il risultato di questo nuovo disco è alquanto deludente, fatto di qualche pallido rumore bianco, qualche feedback leccato, qualche malriuscita atmosfera pop ma soprattutto un cumulo di copiature (come non citare i pedinamenti sonori ai Sigur Ros?). E questo era il peggior scherzo che potessero giocarci gli M83, dopo il bel disco d’esordio e soprattutto dopo a la mia fatica a non perdere il conto delle cifre durante il countdown.

1 gennaio 2005
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M83

Before the Dawn Heals Us

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