• ott
    18
    2011

Album
M83

Mute

Dopo alcune recenti superproduzioni di gente che in USA ha già scavalcato l’indie da un pezzo, ecco che assistiamo all’ascesa di questo ragazzo Anthony Gonzales / M83, progetto legato a certi sentimenti shoegazing, che ora tenta – riuscendoci – di tirare le redini dei Noughties. 

Un doppio album il suo, con ogni track a riprendere, e ciò che ci piace di più, far proprio, un discorso pop doppio zero in perenne ragionamento ‘80, dalle wave di inizio secolo alle grandi produzioni ochestrali di questi anni dei vari Arcade Fire, Sufjan Stevens, Bon Iver, MGMT.

Dei primi, e della loro prosopopea si sente chiaro lo stampo fin dall’intro (feat. di Zola Jesus), segue a ruota un colpo deciso negli eighties pop-gazing di casa MGMT che quasi ne doppia il singolone (Midnight City), florilegi vocali di stampo Collective + Tears For Fears a ridosso (Reunion) e così via, in un un approccio ovunque cinematico, live, da grande spettacolo hollywoodiano con i continui cambi d’abito e scenografia, dalla pomposità quasi badalamentiana (una My Tears Are Becoming A Sea che starebbe di brutto in un titolo di coda di Twin Peaks). Non a caso l’uomo si è trasferito dalla Francia in una delle città americane in cui l’industria del film scoring è più fiorente: Los Angeles.

L’ipotesi di un ‘sussidiario degli anni zero’ in chiave indie è plausibilissima. Gonzales propone un modo di fare pop in grande che altro non è che l’aggiornamento di quello del Peter Gabriel di So (Claudia Lewis) oppure degli U2 altezza Sarajevo (Where The Boats Go). Ci piace ricordare inoltre i cori campestri dei Fleet Foxes (Soon, My Friend e Wait), una passerella colorata con i neon degli anni Ottanta, il rock orchestrale dei Settanta (che ha già aumentato l’acquolina in bocca ai Justice), i sogni di età pre-adolescenziali con una ballad a 8 bit stereolabiana (Raconte-Moi Une Histoire) e via di retrofilia reynoldsiana senza che questo vincoli la creatività nei soliti omaggi.

Un concept che non suona come un concept, che varia ritmi e sonorità ad ogni traccia e che per un lungo momento ci sembra di aver già sentito, perché appunto è una lunga rivisitazione di tutto quello che è successo pochi giorni fa. Il Mellon Collie del nuovo decennio. Da (ri)ascoltare.

7 ottobre 2011
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M83

Hurry Up, We’re Dreaming

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