• ago
    01
    2011

Album

Sub Pop

Ora che il quadro si fa più chiaro e che diverse band del sottobosco lo-fi garage di entrambe le sponde dell'oceano sono passate dall'altra parte dello specchio (ovvero dall'underground più carbonaro a quello capace di manifestarsi anche ai non iniziati) è il momento di fare il conto con fattori non sempre collegati all'hype, cose come originalità e ispirazione, ad esempio.

Posto che la prima è materia più che rara, accontentiamoci di quest'ultima e salutiamo il secondo lavoro dei Male Bonding come il più ispirato di tutto il (fu) DIY britannico. Endless Now mette a frutto la formula del precedente album senza voli pindarici e superproduzioni (pur paventate in sede di intervista) ma perfezionando quel peculiare mix fra rumore e melodia che ne ha caratterizzato gli esordi.

A partire dall'opener Tame The Sun, John Artur Webb e compagni ci srotolano dinnanzi una formula più semplice che mai, fatta di ritmiche pop punk, voci soavi che si stendono come glassa sulle chitarre infuocate. Rispetto all'esordio rinunciano a quei break ritmici che avevano fatto parlare un pò tutti di art punk evoluto (e aveva fatto balenare il nome della SST), preferendogli la linearità e il feroce appeal delle melodie. Quando (su What's That Scene) rallentano il passo, riemerge quel clangore psichedelico che porta acqua al revival del grunge.

Per il resto, quello di Endless Now è scintillante pop chitarristico targato 2011. Meno cervellotico rispetto all'esordio ma non certo meno stimolante. Come nel caso del primo singolo Bones: un vero e proprio mantra pop punk psichedelico, sei minuti di ritmiche furiose e vocalizzi angelici che ci segnalano come i Male Bonding restino degli stilosissimi figli dell'underground meno assimilabile.

29 agosto 2011
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