• mar
    01
    2011

Album

Trovarobato

I Mariposa portano ancora più avanti il discorso avviato con l'omonimo di due anni orsono e finiscono col rigirare se stessi come calzini, scoprendo il lato reversibile di colori più sgargianti ma ugualmente insidiosi, distopici, storti. Questo Semmai Semiplay potrebbe passare legittimamente per il loro definitivo coming out pop, ma in ogni canzone si nasconde un virus, le melodie sono accattivanti ma infingarde come le alghe di Wanna Marchi, come un sorriso di Jesus Quintana, come una favola di Terry Gilliam.Il suono è scoppiettante ma acido, pesca in un immaginario deliziosamente affollato di retaggi sixties (il beat para-battistiano trasfigurato glitch di Santa Gina, la filastrocca barocca sbilanciata Canterbury di Ma solo un lago) così come di wave guizzante e ipercromatica (il synth-rock radente di Tre Mosse, gli Stranglers fumettistici di Chambre, i Talking Heads giulivi di Paesaggio indoor).

Tastiere, chitarre, flauti, percussioni, archi: la stratificazione sonora non cede di un millimetro, esaltandosi in un rinnovato equilibrio tra estro, preziosismi ed asciutta efficacia. E quanto siano bravi a spremere malsana incongruenza tra il canto pseudo-serafico di Fiori, i testi (ibridati alla bisogna con frasari inglesi e francesi) e la musica neanche stiamo a ribadirlo: vedi il disimpegnarsi grottesco di Pterodattili (frullato di Battisti panelliano e Dalla allucinato con guarnizione post-moderna Flaming Lips), la sordidezza etno-cinematica di Black Baby Hallucination (i Calibro 35 strattonati Pretty Things?), la squinternata esuberanza di Con grande stile (battente fregola folk-psych) e l'ineffabile trepidazione di Come un cane (Bruno Lauzi in un soffice sudario electro-folk).

E' un disco divertente nel senso che ti sbalza dalla consuetudine, ti spettina le coordinate, ti regala dubbi e pruriti mentali. E' un disco straordinario.

16 marzo 2011