• apr
    18
    2016

Album

V4V Records

Partiamo da una constatazione, che poi è più un dato di fatto: quando all’interno di un album si trova la firma di Giorgio Canali difficilmente si ha a che fare con un’opera non riuscita. Fu così all’epoca del debutto omonimo dei Verdena e per il Canzoni da spiaggia deturpata primo passo di un allora sconosciuto Vasco Brondi – dischi nei quali l’ex Cccp e CSI vestì i panni di produttore – e succede oggi con il debutto sulla lunga distanza dei Mary In June, Tuffo. Capace di ricreare quelle immagini di provincia decadenti con cui Le Luci della Centrale Elettrica riuscirono a distinguersi nel panorama indie nostrano («ci arrampichiamo sui tralicci per vedere meglio i tramonti», «arrampicandosi sugli scheletri in periferia», o ancora «toccheremo il punto più a sud d’Europa tracciando una linea, la linea di separazione dagli ecomostri..» sono alcuni degli esempi più limpidi che emergono in Tuffo) e dotata di una sensibilità artistica “speciale”, l’opera prima dei Mary In June, se si guarda al panorama alternativo/indipendente italiano, Canali o non Canali, rappresenta una delle più interessanti novità di questa prima metà di 2016.

A differenza del sopracitato esordio de Le luci della centrale elettrica, qui la mano del Canali produttore è un po’ meno marcata, e così ad emergere nel punk di matrice emo-folk è soprattutto il lavoro di sintesi compiuto dai quattro musicisti (Alessandro Morini, Vincenzo Grieco, Aron Carlocchia, Marco Compagnucci), che deve tanto al punk made in Italy di matrice squisitamente emozionale – dai Fine Before You Came ai Gazebo Penguins, passando per i meno noti Riviera fino agli Altro di Alessandro Baronciani. Un assorbimento stilistico che trova sfogo nelle epiche chitarre di Costole o in quelle punk di Sogni per l’Analista, nell’emo-folk di Perfettofacciamo sempre finta di star bene») e di Un Giorno Come Tanti (riletta dallo stesso Canali nel suo ultimo album Perle Per Porci) o ancora nel finale di Nuova Fine da cantare a pieni polmoni e con il cuore in mano. Ma è nella scrittura che i Mary In June mostrano le loro capacità migliori. Testi che spaziano dal disagio generazionale (tipicamente emo) a cartoline dal fronte (ci sono riferimenti a Beirut, al Pakistan e all’India), e che creano limpide immagini romantico-esistenziali (Fango, Confini, Combustibile) che trovano nelle scariche elettriche e nei fraseggi folk il terreno perfetto in cui poter mettere radici.

Un debutto convincente, quello dei Mary In June, che può godersi un piccolo quanto meritato momento di gloria.

22 aprile 2016
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