• nov
    01
    2006

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!K7

Matthew Herbert non è mai stato uno sprovveduto, tanto meno uno che rincorre le mode. Anche quando apparve con un album sotto lo pseudonimo di Herbert, mettendo assieme i tre eppì che raccoglievano la primissima infornata delle sue produzioni, aveva un’idea chiara di come doveva suonare l’house dell’epoca. Anche allora, aveva avuto un’intuizione: partendo da un concetto ne aveva ricavato una sintesi sonica.
Era un periodo dove i generi che andavano per la maggiore erano tutt’altri, in primis drum’n’bass ma soprattutto una dance molto muscolare, fatta di megaproduzioni e anthem, inni house per grandi locali, orge groove; eppure c’era ancora tanto da imparare dall’ambient house dei primi Novanta (Fingers Inc., Tyree, Deep Dish, Omniverse).

Con la reissue, l’uomo ritorna sull’argomento: “I had an idea of what house music should sound like in that period and I followed that through, with a combination of very dry acoustic sounds and very clear electronic sounds”. Questa l’essenza dell’esordio sulla lunga distanza di Herbert, ristampato con un bonus disc di remix del periodo 1994-2000 forse anche più importanti dell’originale. Un album ancora fresco dunque, fatto di sonorità asciutte e calibrati inserti acustici. Una variante dentro il genere che, se rappresenta materia di scambio per addetti ai lavori, suonerà a tutti gli altri come una collezione di stilose tracce dance per nulla stagionate. La versione bianca ed english mannered del sound house inventato dai neri. Rude è breakbeat funk con tastierini ambient house, Desire alterna un classico 4/4 a un riff di synth post-Carpenter, Thinking Of You è puro succo groove da scuola di Chicago che si apre a smalti spaghetti house (naïf senza esagerare), Friday They Dance richiama più direttamente l’ambient house, Oo Licky è un’altra di quelle chicche che facevano la felicità di club come il nostrano New York Bar (mito degli After Tea della domenica anni 90). Sul bonus cd le cose si fanno sperimentali e ancor più interessanti: Back To The Start è roba che i Matmos hanno ascoltato molto attentamente, The Puzzle gioca con i glitch in una sorta di videogame 80 (chiara anticipazione di molta microelettronica 8 bit), in No More Borders e Back Back Back Back l’acid viene destrutturata e poi ricomposta dentro l’intestino. I Hadn’t Known (I Only Heard), I’ll Do It e Trafalgar Road infine arrangiano il late night singing al groove più sensuale della casa.
È la compila definitiva dell’House più salottiera dei Novanta e, per gli ultra musicologi, il fuoco cammina con me della “maturità” dell’uomo (Back To The Start). È quanto basta per portarvelo a casa

1 novembre 2006
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