• ago
    01
    2005

Album

Accidental

Ero davvero impaziente di ascoltare Plat Du Jour, nuovo album di Mr. Matthew Herbert, perché si, lo ammetto, ho un debole per questo piccolo genio dell’elettronica inglese. Anche quando si nasconde dietro improbabili moniker ( Doctor Rockit in ambito electro-jazz, Wishmountain poi Radioboy nella versione techno, nome e/o cognome per tutto il resto), la sua mano si riconosce all’istante. Musicista, dj e produttore dalla fantasiosa e multiforme creatività (visto recentemente all’opera per l’intrigante debutto solista dell’ex Moloko Roisin Murphy), in dieci anni di attività ha trovato il modo – sampler estrapolati da ogni tipo di fonte organica – e il tempo – tra una performance al Sonar ed una al Montreux Jazz Festival – di esplorare circuiti sonori quanto più diversi, ma sempre all’insegna dell’indipendenza (sue sono le label Accidental e Soundslike) e dell’integrità artistica (da notare il “Personal Contract for the Composition Of Music”, una sorta di promemoria personalmente stilato e aggiornato).

A rimarcare poi la sua natura di uomo tutto d’un pezzo – nel caso non fosse abbastanza chiara – è il messaggio politico (un’eresia?) di cui la musica si fa portatrice. Che sia una critica esplicita, come i titoli – nonché vere e proprie fonti di suoni – di The Mechanics Of Destruction del 2001 firmato Radioboy ( McDonald’s, Rupert Murdoch And Vivendi, Coca Cola, Henry Kissinger sono solo alcuni, e non è un caso che l’album non sia stato commercializzato, ma regalato durante i live e messo gratuitamente in download sull’omonimo sito) o si tratti solo di un’allusione, come la scelta di campionare le funzioni del corpo umano – con i microfoni utilizzati dagli amici Matmos – nella melanconia jazz-house di Bodily Functions, dello stesso anno ma a nome Herbert (in risposta all’edonismo imperante di questi anni), il Nostro non perde occasione per dire la sua. Non lo ha fatto quando si è trovato a scrivere composizioni in stile Gershwin per la sua Big Band in Goodbye Swingtime del 2003 (i fruscii che si riescono difficilmente a percepire provengono dalle pagine dei libri di Noam Chomsky, Michael Moore e John Pilger, in segno di protesta per l’invasione dell’Iraq), figuriamoci se poteva sottrarsi alla sua morale nell’ultimo Plat Du Jour. E così sia, allora.

Dopo una ricerca con il fido registratore attraverso tutto il Regno Unito durata due anni (al fianco di esperti e autorità) e dopo sei mesi di lavoro in studio, Mr. Herbert ci svela i segreti del cibo, o meglio, i segreti delle grandi corporation dell’industria alimentare. E quindi ecco che il verso di 30mila polli, 40 galline e 24mila pulcini appena nati – tutti di allevamento – dà vita a The Truncated Life Of A Modern Industrialized Chicken, al ritmo scandito quasi orientaleggiante di una dozzina di uova biologiche rotte in una ciotola di pirex, mentre una miscela di ben nove differenti marche di acqua minerale fa scivolare in un’atmosfera jazzy These Branded Waters, accompagnata dalle percussioni del fondo di una bottiglia san pellegrino, a 182 bpm (in riferimento ai 182mila litri di acqua necessari per fare una tonnellata di acciaio) per una durata di 5’30’’ (dove 53 è la percentuale della copertura sanitaria nel Bangadlesh). Tocca poi al caffè rendersi protagonista di An Empire Of Coffee, 60 semi di robusta (un tipo di qualità) stillati in un contenitore di roundup, pesticida usato dalla monsanto (nome noto nel mondo delle biotecnologie e del transgenico), su un frenetico sampler di tazze, lattine e confezioni di caffè (in particolare nestlè), come se ci si trovasse all’interno di una delle grandi fabbriche produttrici. Altro colpo messo a segno è la frizzante Celebrity – a metà tra house e hip hop a suon di pepsi -, unico brano cantato in cui la cristallina voce di Dani Siciliano si fa gioco delle star (viene citata una certa Beyonce…), gli sponsor più richiesti quando si tratta di alimenti per bambini dal dubbio valore nutritivo (tra i bersagli preferiti del Nostro troviamo i cerali del film animato Shrek). Sono questi gli episodi migliori – insieme alla cartoonesca leggerezza ritmica di The Final Meal Of Stacey Lawton, che in realtà si riferisce all’ultimo pasto consumato dal condannato Lawton, prima di essere giustiziato – di un piccolo vademecum sul linguaggio internazionale del cibo, anch’esso sempre più globalizzato.

Idealmente divisibile in due, la seconda parte di Plat Du Jour non brilla però per accessibilità e gradevolezza, dispiace ammetterlo. Pur non risparmiando da critiche lo zucchero ( Hidden Sugars potrebbe trovarsi anche su un album di Radioboy, non farebbe alcuna differenza), le barrette dietetiche ( Fatter, Slimmer, Faster, Slower) o il pranzo del presidente americano Bush con il primo ministro britannico Blair, per ringraziarlo del suo appoggio in Iraq (la cacofonia assordante di Nigella, George, Tony And Me), Herbert sembra calcare un po’ la mano con campionamenti e field recording, tanto da far suonare il tutto come un riciclaggio di tecniche (la delicatezza melodica di The Nine Seeds Of Navdanya e Waste Land non è poi molto distante da quella di Bodily Functions). Tecnicismo di cui è un indiscusso leader – e di ottime prove ne abbiamo avute a sufficienza -, ma che nell’insieme risulta fine a sé stesso, se non proprio autocelebrativo. Insomma, mi pare che la grandiosità del progetto abbia fatto perdere al piccolo genio il filo del discorso, concentrandosi più sul contenuto politico, a cui spetta un meritato 8/10, e meno sulla forma musicale, che deve invece accontentarsi di un

1 settembre 2005
Leggi tutto
Precedente
Fursaxa – Lepidoptera Fursaxa – Lepidoptera
Successivo
Motorpsycho – In The Fishtank Motorpsycho – In The Fishtank

album

artista

Altre notizie suggerite