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Castelvecchi

I più conosceranno Gianni Sassi come il patron di Cramps Records, storica etichetta nata negli anni Settanta e indissolubilmente legata al nome degli Area, o al massimo per essere stato quello che, sotto lo pseudonimo di Frankenstein, di quegli stessi Area fu paroliere (in dischi come Arbeit Macht Frei). In realtà Sassi non fu solo un semplice discografico, ma anche un profilo interdisciplinare votato alla creazione di “spazi culturali” in bilico tra popolare e sperimentazione, in cui far convergere la creatività giovanile spesso politicizzata di quegli anni così contraddittori.

Grafico pubblicitario quotato nella Milano dei Sessanta con lavori, tra gli altri, per Polistil, Ceramiche Isis e Divani Busnelli (famoso lo spot con un Battiato giovanissimo e completamente dipinto di bianco), Sassi divenne una figura centrale della controcultura musicale (per lui incisero anche Eugenio Finardi, Alberto Camerini, Franco Battiato, Claudio Rocchi, gli Skiantos) e uno dei primi a fa uscire in Italia artisti d’avanguardia come John Cage, David Tudor, Juan Hidalgo. Fondamentale nell’ottica di una formazione polivalente, anche l’appartenenza a quel movimento Fluxus che lo guiderà nell’invenzione delle grafiche per gli LP Cramps, nell’organizzazione di mostre e progetti editoriali e nella creazione di eventi ai confini con l’happening artistico come il concerto degli Area all’Università Statale di Milano nel ’76, Cage al Teatro Lirico di Milano nel ’77 e il live per Demetrio Stratos del 1979.

Il libro di Maurizio Marino è molto wikipediano in questo senso e sacrifica una buona dose di coinvolgimento emotivo in favore di un’esposizione dei fatti neutra, esauriente nei dati quantitativi ma forse non troppo approfondita in termini qualitativi e di analisi. Un approccio che si preoccupa di ricostruire la struttura delle collane musicali della Cramps (i dischi “normali”, la collana “Nova Musicha” con i contemporanei, la sezione “DIVerso” dedicata alla ricerca sugli strumenti musicali), le diverse sfaccettature professionali di Gianni Sassi, certi dettagli sull’immaginario grafico alla base delle copertine dei dischi. Con l’attenzione rivolta, però, alla parte “enciclopedica”/nozionistica della questione, più che a una riflessione globale e sistematica su quel “marketing culturale” che campeggia nel sottotitolo del libro (L’uomo che inventò il marketing culturale) e che ti aspetteresti come punto focale del testo.

Tant’è che la parte più intrigante finisce per essere una seconda in cui si raccolgono testimonianze dirette di musicisti, colleghi, conoscenti e amici di Sassi utili a capire qualcosa in più sul suo modus operandi e su un profilo umano certamente di non facile catalogazione. Compresa quella di un Franco Fabbri ex Stormy Six che, in maniera molto onesta, non esita a individuare luci ed ombre di un “comunicatore multimediale ante litteram” ambivalente e perennemente in bilico ideologia politica di sinistra e ambito pubblicitario-commerciale. Una tipologia di agitatore culturale, comunque, che un’attualità musicale/artistica come la nostra si sogna, in un generico appiattimento motivazionale, formale e di contenuti che non produce più talenti istrionici di tale spessore.

29 maggio 2013
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