• mag
    01
    2007

Album

Pias

Come altri autori di colonne sonore prima di lui, Michael Andrews corre il rischio di essere ricordato come “quello di Mad World”, l’evanescente cover dei Tears For Fears che realizzò insieme all’amico Gary Jules per la chiusura del cult movie Donnie Darko. Non proprio un male, in fondo: a quel bel colpo sono seguiti i servigi in veste di produttore per Brendan Benson e Inara George (The Bird And The Bee), che hanno assicurato al musicista losangelino il dovuto rispetto nell’ambiente, consolidato dalla soundtrack di Me And You And Everyone We Know (2005); Hand On String, già rilasciato l’anno scorso negli States, ha così il compito di mettere alla prova per la prima volta le sue doti di autore ed interprete, oltre a quelle già affermate di arrangiatore e compositore.

Come da copione, Andrews si mostra raffinato tratteggiatore di paesaggi sonori, affidandosi ad una produzione ariosa dal forte sapore seventies, con acustiche delicate e squillanti, bassi gonfi, drumming secco e sparuti synth d’epoca, per occasionali effetti space rock e Canterbury. E’ infatti al songwriting e alla sensibilità eterea di quei tempi e quei luoghi che Mike rende omaggio, riecheggiando a più riprese i primi Pink Floyd (Just A Thought), Nick Drake (quello jazzato in Orange Meet Lemon, quello della luna rosa in Through The Fog) e Robert Wyatt (Love Is Tired), concedendosi talvolta a una soffice folktronica (Sweeping Cleaning and Organizing) e a nebbioline memori delle vergini suicide degli Air (Tracings). Un senso della melodia fra XTC (Hello Lemon) ed Elliott Smith (Before The Echo) è l’ulteriore indizio di un talento indubbio, ma ancora tutto da scoprire.

4 maggio 2007
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