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    24
    2017

Album

P.W. Elverum & Sun

Il 9 luglio 2016 Geneviève Castrée, moglie di Phil Elverum (aka Mount Eerie), muore a causa di un aggravarsi di un cancro pancreatico. Questo, a soli 4 mesi dalla nascita della figlia. Nei mesi successivi alla morte della moglie, Elverum scrive canzoni con la strumentazione di Geneviève (musicista anche lei), le registra nella stanza in cui è morta, elabora il lutto sulle corde della sua chitarra, riversa la sua disperazione in undici canzoni che portano un fortissimo segno intimo e autobiografico.

Basterebbe davvero questo per descrivere l’esperienza che l’ascoltatore è portato ad avere al momento della fruizione di A Crow Looked At Me. L’album è un incontro ravvicinato con l’anima nuda del suo autore. Ogni minimo particolare è esposto: dalle date esatte alle diagnosi mediche, dalle descrizioni fisiche ai ritratti della chemioterapia, dagli ultimi sorrisi in famiglia all’attimo in cui Geneviéve ha smesso di respirare. Nei due decenni di attività con The Microphones e Mount Eerie, Elverum ha sempre adattato il suo stile lo-fi, il songwriting melanconico, alle emozioni più esposte. Non è una novità che le sue canzoni parlino spesso di depressione, solitudine, ansia, disturbi psichici. Ma mai nessuno aveva immaginato che un giorno avrebbe dovuto confrontarsi non solo con la tematica della morte, ma, soprattutto, con quella della vita di chi perde una persona cara. A Crow Looked At Me, per farla breve, è un disco che parla di assenza.

Death Is Real è il vero sottotitolo dell’album. La frase in sè ricorre diverse volte lungo tutto l’album e ci ricorda come momenti di estrema e banale quotidianità possano diventare esistenziali dinnanzi alla morte di un familiare. Real Death, infatti, è un proclama di intenti: il disco è un’esperienza di condivisione estrema della propria intimità, al punto che ci si chiede perché. Perché? Per moltiplicare la propria voce e dichiarare che l’amore è infinito e che, anche se non riesce ad andare OLTRE la morte, riesce a echeggiare AL DI SOTTO di essa.

Scritto ispirandosi ad appunti presi durante appuntamenti medici, sedute di chemioterapia e ospedali, A Crow Looked At Me è un viaggio attraverso il lutto: dal momento della rivelazione (Seaweed, Ravens) al dolore più profondo (Swims, When I Take Out The Garbage At Night), fino a un sottilissimo spiraglio di rinascita, che è impersonato dalla figlia (Soria Moria, Crow). Sorprende come ognuna di queste canzoni sia pervasa dalla domanda esistenziale che poi è quella più onesta e vera che ci saremmo aspettati da un’opera concepita in tali circostanze: qual è l’utilità dell’arte di fronte alla morte? «[Death] is not for singing about, it’s not for making into art». Singolare, dunque, che l’album sia una rappresentazione del vuoto: data l’inutilità dell’opera d’arte dichiarata in apertura, non rimane che andare a cercare il significato del tutto. E, come prevedibile, un significato, la morte prematura di una persona cara, non l’ha.

L’esperienza narrativa di A Crow Looked At Me è, però, ammirabile. Senza produzione alcuna, accompagnato solo dalla chitarra, Elverum, come abbiamo accennato sopra, santifica il “piccolo fatto vero” (vedi alla voce Mark Kozelek) e lo esistenzializza fino all’esasperazione. Le canzoni parlano di come portare fuori la spazzatura senza la persona amata sia ora un portare fuori la spazzatura in compagnia dell’universo (When I Take Out The Garbage At Night); parlano di come le fotografie rimpiazzino lentamente la memoria e di come un vecchio spazzolino da denti possa far vivere quest’ultima nuovamente (Tootbrush/Trash); parlano di come un tempo, prima di avere a che fare con gli ospedali, fosse persino cool cantare del senso di vuoto e della morte… (Emptiness pt. 2) . Ma, soprattutto, queste canzoni sono canzoni d’amore: un amore che in qualche modo ha la meglio contro l’agghiacciante e reale dolore.

Dopo essere passati dalla chitarra distora di Soria Moria, Crow, il brano finale ha una lieve ma significativa svolta: l’interlocutore passa dalla defunta moglie alla piccola figlia. Anche lì, il peso è quasi insostenibile, ma Elverum sembra accettare la prospettiva del fururo: un corvo nero, un fantasma li accompagnerà in ogni momento. E il tutto sembra riuscire a emergere con una naturalezza imbarazzante. È forse in questo che risiede la forza di A Crow Looked At Me: quella capacità di non essere necessario, ma allo stesso tempo indispensabile. Come l’arte, d’altra parte, dovrebbe essere: onesta, sincera, brutale.

22 marzo 2017
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