• apr
    21
    2017

Album

Planet Mu Records

Mr. Mitch, dalla sua prima apparizione di rilievo nel mix di Paradinas del 2013 alla pubblicazione, l’anno successivo, nell’ottimo debutto su Planet Mu Parallel Memories, si è ritagliato uno spazio preciso, strategico e complementare all’interno del maschio/crudo panorama contemporaneo del grime londinese dominato dalla rinascita degli MC e scosso alle fondamenta dalla compagine del Weightless. Membro attivo del collettivo/serata Boxed assieme, tra gli altri, a Slackk e ai più noti Mumdance e Logos (boss dietro la citata label), nonché a sua volta label manager della label Gobstopper, la missione di Miles Mitchell è da sempre quella di dare ai propri sentimenti e alla propria intimità una seconda casa, proprio come la prima, quella vera, è stata la base per comporre la sua musica prima e metter su famiglia poi.

Tema di fondo di questo secondo lavoro sulla lunga distanza è proprio la paternità (suo figlio Milo, accreditato nella Intro, dovrebbe avere circa due anni ora), aspetto che più di ogni altro ha condizionato il producer (anche dj) nella composizione di un album che, proprio come da tradizione eminentemente r’n’b/Hip Hop, bazzica temi base tra amore e relazioni interpersonali come la lealtà, la nascita e la fine delle storie d’amore, ecc. Rispetto al debutto, le intuizioni r’n’b e la palette sonora del sinogrime si sono evoluti in una serie di arrangiamenti adatta al formato canzone con parti vocali affidate a vocalist del giro di Londra (vedi “prezzemolo” Palmistry, Duval Tomothy, Denai Moore, Py e Oscar Backer) ed un solo MC propriamente detto a venir coinvolto nelle session (P Money). Il risultato lo definisce meglio lui di tutti: «leftfield pop with [a] foundation in grime».

Se abbiamo ripetuto all’infinito della passione di Drake per il genere e, in particolare, raccontato ogni dettaglio (e tatuaggio) del suo supporto a Skepta e Stormzy, è interessante vedere in una tracklist come questa, con i suoi tocchi di delicata dancehall bianca (VPN con Palmistry) e il suo soul/r’n’b confessionale, la genesi, lo sviluppo ed anche le linee guida di uno human grime possibile, sbocciato idealmente dai Peace Edits (pensati, ricordiamolo, in contrapposizione alle War Dubs) ed in dialogo con le musiche del solitario/milionario rapper, eppure con tutti i gradi di separazione dettati da una personalità e dall’immersione in una cultura tutta londinese legata ad un genere che può ormai contare su tre lustri di produzioni e contaminazioni.

Proprio come Murlo, Mr. Mitch ha scaldato la fiammella nell’eski beat wileyiano proiettandoci sopra i contorni del proprio volto, spruzzandoci della fanciullesca indietronica (Lost Touch con Duval Timothy), ripensando a certi 90s r’n’b (Fate con Denai Moore) o alla dancehall (VPN con Palmistry). I risultati, affatto devozionali, parlano di lui anche dal lato della mera produzione. Più sfumature possibili con il minimo delle note in gioco sembra essere il motto di Mitchell di ieri come di oggi, e basta ascoltare quelli che sono già piccoli classici sul lato propriamente strumentale come If I Wanted o My Life per rendersene conto.

20 aprile 2017
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