• apr
    07
    2017

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Warner Music Group

Questo disco avrebbe dovuto essere il punto dal quale far ripartire questo progetto nato in origine nel ’94, quando Nada si trovava in una fase difficile della carriera, dopo che gli anni ’80 non avevano confermato il successo di Amore disperato e i tentativi di diventare autrice completa con L’anime nere (1992) non erano ancora maturati del tutto (il disco era anche uscito in ritardo rispetto alla registrazione, per dissapori con l’etichetta). Per un futuro diverso da quello di icona di un’altra epoca da invitare ogni tanto in TV bisognava ripartire dal passato: nell’antologia Malanima: successi ed inediti 1969-1994, oltre a qualche collaborazione di livello che non aveva mai visto la luce, compare una versione del tradizionale toscano Maremma registrata in trio con i due Avion Travel, Fausto Mesolella (chitarra) e Ferruccio Spinetti (contrabbasso). Era l’inizio del progetto che uscirà su disco nel ’97 e che, rileggendo con eleganza e raffinatezza parte del suo repertorio passato ma anche cover d’autore, segnava – dopo i tentativi di metà anni ’70 – l’uscita di Nada dal pop più leggero verso un percorso da autrice che sarebbe diventato chiaro nel ’99 con Dove sei sei.

Dopo i ’90 il Trio si era riunito solo occasionalmente, ma l’esperienza aveva dato vita alle numerose serate in duo della cantante con Mesolella, oltre ad aver probabilmente ispirato il progetto Musica Nuda di Spinetti con Petra Magoni. Poi poco tempo fa l’annuncio che il trio sarebbe ripartito con un disco e con un tour ma, a una settimana dall’uscita dal disco, quel 30 marzo che un anno esatto prima aveva visto la scomparsa di Gianmaria Testa (omaggiato con una bella versione della sua Dentro la tasca di qualunque mattino) arriva la notizia che un infarto si è portato via Fausto Mesolella e con lui il futuro di questo progetto (ed è con tristezza che ci si imbatte, all’interno del CD, nei contatti per il booking dei concerti).

Resta perciò questo secondo volume, a testimoniare la raffinata alchimia tra i tre e l’abilità nel rileggere e trasformare canzoni altrui dovuta alle capacità di interprete della cantante e a quel talento nelle cover ampiamente dimostrato dai due musicisti nella loro band di provenienza: c’è infatti una sola canzone nuova, quella del titolo del disco, una sorta di beat riflessivo (con una batteria non accreditata) sul consueto crinale tra malinconia e ottimismo fatalista per superarla. Per il resto, la scaletta segue a grandi linee la falsariga del primo volume: canzoni popolari (lì due toscane e Luna rossa, qui l’accorata Malachianta dal Salento), canzone americana (lì Le bicyclettes de Belsize del suo 45 d’esordio, qui un riuscito confronto di vocioni con la Marlene Dietrich di Falling In Love Again) e ovviamente Ciampi (lì Come faceva freddo, qui Sul porto di Livorno, anch’essa presente sul disco che le scrisse il cantautore, forse qui eseguita un po’ troppo velocemente).

Ma se nel primo volume si faceva una sorta di antologia dei suoi successi, per lo più scritti da altri, qui si appronta un mini-best in chiave acustica della sua carriera “indie” e autografa, dalla Guardami negli occhi che ne segnò l’inizio a due canzoni dell’ultimo album adatte alla rilettura acustica, passando per il Sanremo di Luna in piena e ovviamente per Senza un perché, che Sorrentino, includendola in The Young Pope, ha prelevato dal 2004 dandole quel successo che l’autrice aveva tentato suonandola più o meno sempre nei concerti e inserendola nei live e nell’antologia del 2006 (stranamente nulla da Occupo poco spazio, che di cameristico aveva parecchio).

Il risultato conferma l’efficacia della formula, benché manchino picchi come le sorprendenti reinvenzioni di Il cuore è uno zingaro e soprattutto Ma che freddo fa del primo disco. Soprattutto ribadisce la bontà del percorso svolto dagli anni ’90 ad ora, tornando dove aveva avuto inizio (anche se alla fine è stato per dire addio) e dando un’ultima volta occasione di esprimersi a un grande chitarrista come Fausto Mesolella.

10 maggio 2017
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