• lug
    01
    2007

Classic

Island

E’ bello credere che il ragazzo che nel ‘67 registrava questi demo a Tanworth In Arden, nel conforto del focolare domestico, fosse un ragazzo felice. Che si trattasse prevalentemente di standard blues – tristi per definizione -, o di autografi segmenti autunnali – malinconici per loro natura –, non importa molto. Nick Drake allora non aveva neanche vent’anni, eppure già masticava quel linguaggio fatto di sogni e nebbie, di timide speranze e solitudini, che nel giro di 24 mesi avrebbe impresso per la prima volta su Five Leaves Left. La carriera – se così può definirsi la sua – era tutta da venire: erano gli anni spensierati del college, col ricordo splendido e ancora vivido di un avventuroso soggiorno in Provenza; i tempi erano comunque maturi per fermare su nastro alcuni provini e tentativi, fra informali session in famiglia e alcune sedute a Cambridge con l’amico Robert Kirby, il futuro arrangiatore di Way To Blue e tanti altri piccoli capolavori di Bryter Layter.

Possiamo sentire Nick intento ad affinare le proprie abilità chitarristiche nel traditional Winter Is Gone, studiare le blue notes in Black Mountain, If You Leave Me, Cocaine Blues e Been Smokin’ To Long, cimentarsi nel confronto con i maestri Dylan (Tomorrow Is A Long Time) e Bert Jansch, sperimentare la scrittura in Blossom, They’re Leaving Me Behind, Birds Flew By e Come Into The Garden, bozzetti inediti dalla calligrafia già riconoscibilissima, come dimostra l’accostamento con le più celebri Day Is Done e Way To Blue.

Il tutto in un contesto ancora lontano dalla solitudine cosmica di Pink Moon, dove c’è ancora la possibilità di ridere tra una take e l’altra, di eseguire un trio di Mozart per piano, viola e clarinetto con la sorella Gabrielle e la madre Molly, di intonare insieme alla prima il gospel sentito di All My Trials, di lasciare il registratore alla seconda per immortalare due sue composizioni (le classiche Poor Mum e Do You Remember?), col senno di poi così tragicamente vicine alla sensibilità crepuscolare e tormentata del figlio.

Con il suo carico di sogni e fantasticherie, questa raccolta è solo un antipasto in attesa delle grandi celebrazioni previste per la fine dell’anno, con la ripubblicazione dello storico cofanetto Fruit Tree e DVD del documentario A Skin Too Few. Di sicuro, non è mai l’occasione sbagliata per tornare a parlare del più grande dei trovatori britannici del XX secolo, anche se i filologi drakeiani conosceranno un buon 90% di questo materiale, pubblicato in passato sotto forma di bootleg – Second Grace e Tanworth In Arden, 67 68 i più noti – e, come per le altre raccolte postume (eccetto Time Of No Reply), i possessori dei tre album ufficiali potranno in linea di massima ritenersi già soddisfatti. Nondimeno, le piccole ma intense scintille di luce (e di vita) emanate da questi vecchi nastri magnetici rendono la conoscenza di Family Tree se non indispensabile, quantomeno consigliata ad ogni appassionato.

1 luglio 2007
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