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10 agosto 1996. Gli Oasis toccano la vetta della scena musicale internazionale e di tutta la loro carriera a Knebworth, dove va in scena il primo dei due concerti che li vede esibirsi davanti a 250.000 persone. Uno dei più grandi show all’aperto mai realizzati in Inghilterra. Dalla «più grande rock & roll band del mondo», come spesso ripetono a turno i fratelli Gallagher in tono arrogante e insieme divertito. Liam e Noel. Noel e Liam. Provenienti da un contesto provinciale che accomuna molte delle famiglie di Manchester: la working class con la schiena a pezzi e il sorriso smorzato dalla fatica quotidiana. Fratelli coltelli, i due figli minori della famiglia Gallagher (il primogenito Paul fa il DJ per la Hindu Nights di Gent) non potrebbero essere più diversi, nel carattere e nello spirito. Noel, cercando di spiegare in parole semplici la differenza e la rivalità che li contraddistingue, spiega: «Io sono più come un gatto, a volte voglio essere lasciato in pace e sono un po’ stronzo; Liam, invece, è più come un cane, desideroso di attenzioni, ma anche molto irascibile». Sta tutta qui la sottile linea invisibile che li divide e che contribuirà a interrompere la loro fortunata ed esaltante carriera nel 2009, all’indomani dell’uscita del loro settimo album, Dig Out Your Soul. Di questo, tuttavia (e saggiamente), Supersonic non parla. Il suo scopo è quello di provare a delineare la personalità di una band, la sua genuinità, e restituirci quel carisma che da solo condizionò e caratterizzò tutta la prima parte degli anni Novanta.

Ecco che allora, grazie al numerosissimo materiale inedito mostrato da Mat Whitecross, ci addentriamo nella vita della band pioniere del Britpop: gli sforzi di una madre che tenta disperatamente di sbarcare il lunario, donando altro tempo ai figli, cercando così di mantenere intatto il loro sogno: diventare i più grandi al mondo. Scopriamo fin da subito l’arroganza che contraddistingue i Caino e Abele di Manchester, la loro stravaganza, la loro follia, pazzia, incoscienza, ma anche l’armonia creativa che all’improvviso colpisce Noel, facendo scomparire ogni genere di problema e sembrare tutto possibile. Da Supersonic, primo singolo della band, alla quale Noel si era unito dopo aver sentito cantare il fratello («l’unico in grado di cantare le mie canzoni»), a Rock ‘n’ Roll Star, da Some Might Say a Wonderwall, per arrivare in sequenza a Don’t Look Back in Anger e Champagne Supernova. Una cavalcata trionfale irta di ostacoli, problemi con i mass media (ben contestualizzati ed esposti da Whitecross), stupefacenti, esaurimenti nervosi, ripensamenti, attriti, scazzottate e bevute. Il parallelismo tra talento e incoscienza che il lungometraggio prodotto da Asif Kapadia (Premio Oscar per l’acclamato Amy) mette in scena è sostenuto da una regia mai didascalica o pedissequa, anzi capace di concedersi alcuni notevoli guizzi (il centellinato utilizzo dei collage grafici).

Più dei milioni di dischi venduti, più delle grida dei fan di tutto il mondo (da ricordare il divertente siparietto durante la prima tournée in Giappone), più del successo mediatico amplificato dai passaggi a MTV e Top of the Pops, ciò che Supersonic tratteggia con passione e sincero coinvolgimento emotivo è la storia di due fratelli desiderosi di toccare il cielo con un dito («e continuare a volerne ancora di più») e forse vittime di un sistema corrosivo e assuefacente. La macchina del commercio ha infine preso anche loro, facendoli diventare un brand, una macchietta da sfruttare il più possibile. Non prima, però, di aver fatto vibrare il cuore di migliaia di appassionati nel corso di quei due storici, leggendari, pazzeschi giorni a Knebworth, quando sembrava che la parabola degli Oasis, nonostante gli attriti, i litigi e gli insulti quotidiani, fosse destinata a non finire mai.

Oasis: Supersonic arriva nelle sale italiane grazie a Lucky Red esclusivamente per tre giorni: il 7, 8 e 9 novembre 2016. Su SA trovate anche la recensione di Be Here Now, terzo album della band ripubblicato nell’ottobre 2016 in una nuova edizione sottotitolata Chasing the Sun.

7 novembre 2016
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