• ott
    01
    2004

Album

V2 Music

A quasi trent’anni dal mod-revival in chiave punk dei suoi Jam, a venti dalle sofisticatezze soul-pop con gli Style Council e a dieci da quello Stanley Road che ne ha lanciato la carriera solista, mr. Paul Weller è ben lontano dal mettersi in pantofole. Archiviata la stagione d’oro del brit-pop di cui era stato padrino (guadagnandosi presso i connazionali l’epiteto di Modfather), non pago di venire omaggiato anche dalle giovani leve del rock britannico (Kaiser Chiefs e Maximo Park in testa), l’ex Cappuccino Kid torna in gran forma sfornando un disco nuovo di zecca, che segue di appena un anno l’interlocutorio cover album Studio 150.

As Is Now ci restituisce un Weller perfettamente a suo agio, che non sente il peso degli anni e dell’esperienza ma ne fa anzi tesoro (come quasi sempre negli ultimi tempi, d’altronde). Ecco quindi che, armato di mestiere e classe in egual misura, gioca le sue carte migliori e snocciola uno dopo l’altro una serie di episodi godibilissimi, tanto distanti tra loro quanto efficaci: l’iniziale Blink And You’ll Miss It è funk e aggressiva quanto basta, Here’s The Good News è un quasi vaudeville che si colora di soul nel middle eight (un po’ come se la Band si fosse formata nelle periferie di Londra); All On A Misty Morning è un country folk portato da un riff che più classico non si può, la conclusiva The Pebble And The Boy è dolente e crepuscolare come ogni ballata pianistica che si rispetti.

Ovviamente gli amori sono quelli di sempre (e guai se non fosse così): dai Kinks di Paper Track ai Lennon e Dylan dell’appassionata Savages fino ai Traffic di Bring Back The Funk, tutto assimilato con la consueta maestria, senza tralasciare il gusto per la citazione “colta” (vedi espedienti tipicamente beatlesiani come l’attacco psichedelico in reverse di Fly Little Bird, o gli inserti di jam session alla fine delle canzoni). E poi, Come On / Lets’ Go fa inumidire il ciglio per quanto ricorda i Jam (mancano solo le armonizzazioni di Bruce Foxton); The Start Of Forever richiama English Rose nell’incipit, I Wanna Make It Alright è gentile e soft come ai tempi del Cafè Bleu; e anche se non è tutto oro quel che luce (in Pan risuona un’enfasi simil prog che nell’insieme stona un po’), la serratissima From The Floorboards Up inasprisce i toni come un vecchio singolo del ‘79.

Insomma, niente di nuovo sotto il sole. Ma è sempre un piacere sapere che una delle personalità più sincere e squisitamente uncompromising degli ultimi 30 anni di rock goda ancora di ottima salute.

1 ottobre 2005