• mar
    01
    2012

Album

Island

Pochi secondi dopo il play già respiri di sollievo perché il vecchio Paul Weller anche stavolta pare aver evitato la trappola stucchevole del dad-rock. Ma un attimo dopo già ti chiedi: 'cazzo ha combinato il vecchio mod? In effetti, ascoltando la buriana umorale del singolo That Dangerous Age – guizzi & turgori Bowie in salsa kinksiana – viene da pensare che alla base di questo undicesimo album solista ci sia proprio lo scozzarsi scazzato di rigurgiti modernisti nelle ansie della mezza età. Già, Paul il quasi-vecchio e una botta di vita(lità) che dura da un paio di album a questa parte (22 Dreams e Wake Up The Nation), la voglia di sbrigliare l'estro senza porsi limiti stilistici, anzi di esplorarli questi limiti oltre le convenienze, per dribblare l'ammuffirsi nell'ologramma piacione costruito dopo lo smantellamento degli Style Council.

I rischi del caso sono evidenti, su tutti quello di sembrare l'ennesimo tardone con fregole da supergiovane. Ebbene, in qualche modo Sonik Kicks riesce a fermarsi un attimo prima di scivolare sulla buccia di banana, grazie soprattutto ad un diffuso senso di happening e fermo restando il piglio sferzante di chi è cresciuto a pane e The Who. Il risultato è una scaletta composita e caleidoscopica, un patchwork febbrile al punto da rasentare l'irriverenza: si passa dal fervore psych umbratile di Drifters, Paperchase e When Your Garden’s Overgrown alla wave motoristica di Green e Around The Lake (non lontane dai Wire in fregola cibernetica krautrock), per poi bazzicare miraggi spacey in Dragonfly (ospite Graham Coxon all'organo Hammond) e polka acida in Kling I Klang.

Detto di due brevi intermezzi strumentali (la onirica Sleep of the Serene ed il fugace siparietto noise Twilight), saremmo fin qui ad una briosa sfuriata iper-pop che se da un lato – come esplicitamente dichiarato dall'ex-Jam – prende ispirazione dalla versatilità mirabolante degli amati Tame Impala, dall'altro paga pegno a certa bidimensionalità mestierante alla Lenny Kravitz, più sagacia e baldanza che altro. Come dire, apprezziamo l'impegno ma è ben altra la tua tazza di tè. Poi purtroppo c'è anche il piacionismo che rientra dalla finestra, come il folk soul cameristico di By The Waters, la jazzytudine patinata di Study In Blue (cantata assieme alla moglie Hannah Andrews) e quella The Attic che è pur gradevole compitino brit con guest star il sodale Noel Gallagher.

Se il sempre caro Paul con questo disco intendeva aumentare il tasso di entropia del suo quid espressivo, ci è riuscito benissimo. Al di là di questo, Sonick Kicks può al massimo ispirare simpatia e a tratti divertire, senza mai sembrare davvero interessante.

15 marzo 2012