• giu
    01
    2010

Album

One-Handed Music

Essere dj e produttore madlibiano, oggi, significa spesso fare una cosa: trovare un concept e lasciare che innervi in maniera più o meno decisa il proprio stile. Disco su disco, concept su concept, e un flusso continuo della propria firma.

Paul White per il sophomore ha scelto la produzione del guru psichedelico svedese S.T. Mikael, attento alle suggestioni orientali e al classico trip del rock Sessanta, come sfondo della propria stanza dei bottoni. Paul White & The Purple Brain è un’infilata di brani che ancora una volta fa parlare una cultura, un’ibridazione tra il sound di partenza e la personalità di Paul. Una sequenza che si fa entusiasmante da Ancient Treasures fino almeno a Fly With Me, cioè tra traccia 5 e traccia 11, e poi si distende, riprende, impenna, ci conduce con molti alti e pochi bassi fino alla venticinquesima e ultima siglatura di brano, Professional Criminals. Un disco che parte piano, dunque, senza troppo convincere, e poi gioca le sue carte a caldo. Gli stilemi evidenti sono la California targata UK di White. C’è meno melange con i suoni rock e con la tradizione chitarra-basso-batteria, rispetto all’esordio, sostituiti da un po’ di India fake (ancora echi Madlib, evidentemente, per l’orecchio allenato che va a un concept di qualche anno fa del producer della Stones Throw), strati di suoni ora soffusi ora determinati.

Ci accorgiamo di una cosa, con Paul White & The Purple Brain, una volta di più, e cioè che siamo noi i nuovi dj che metteremmo questa musica a una festa.

15 giugno 2010
Leggi tutto