• apr
    01
    2012

Album

!K7

Già se dai il Dj-Kicks a uno come Photek le orecchie ti si drizzano immediatamente. Inizi a pensare che lui è quello che i ’90 rave non li ha semplicemente vissuti ma li ha proprio fatti e disfatti, prima tirando fuori hit jungle senza tempo come Complex, The Rain o Rings Around Saturn e poi mettendosi alle spalle per primo quella fase nel segno di una drum’n’bass intelligente adatta più per il formato album che per un assembramento non autorizzato di persone (sarà Modus Operandi a presentarne il conto con pezzi storici come The Hidden Camera e la titletrack). Mettici pure che lui stesso lo presenta come un lavoro che voleva mostrare prima di tutto personalità e che 7 tracce su 19 (di cui quattro esclusive) sono farina del suo sacco, ed ecco che quest’uscita diventa quasi un caso di studio.

Ho voluto creare una di quelle classiche, vere esperienze d’ascolto” dice nella press paper, e a sentir partire il disco sembra in effetti che l’intenzione sia quella di generare un mood non per forza orientato ad arene o clubs. La sua Azymuth di apertura è una dnb ammorbidita e rilassata su spazi dub, un passo deciso verso il feeling emozionale come lo sono anche il dubstep intelligente di Kromestar e DLX. Poi le cose lentamente prendono una piega diversa, e tra quei colpi breakbeat che fanno da anello di congiunzione tra anni ’00 e anni ’90 (la Here Come The Dark Lights di DJG, passo diluito e emozione introversa, sta bene in entrambi) ci finisce prima certa techno old-style fatta proprio di amore per il classico (l’altra esclusiva No Agenda e M25FM fatta insieme a Pinch guardano entrambe alla prima Detroit) e dopo la tech-house dei nostri tempi, il nostro Marco Effe nobilitato da Arnaud Le Texier in Sexgas e il vigore teutonico di Daze Maxim.

La grande prova di forza del mix è che non gli basta aver così coperto vent’anni di clubbing ma si getta pure nel futuro, raffigurando prima lo stato dell’arte post-dubstep coi perfetti Sepalcure di Taking You Back e mettendosi poi in gioco in prima persona con risultati straordinari: Levitation, cantato sofferto su fine base dancestep, e la pirotecnica Fountainhead realizzata con Kuru, future garage per i più esigenti tra synth cosmici, voci all’elio e blips di trance attutita che tolgono il fiato, due brani che stabiliscono l’inarrivabile plasticità della stella britannica.

Rupert Parkes ne ha fatto una questione personale, voleva un lavoro unico nel modo in cui unicamente lui poteva agire, e ne è venuto uno dei migliori Dj-Kicks di sempre. La musica di Photek vale sempre e comunque, slegata da distanze temporali o propensioni stilistiche. Dallo anche a chi non sa nulla di come è stato il dancing dall’inizio a oggi, rimane comunque una gemma. Quando c’è anima, passione e potenza di fuoco non c’è estraneità che tenga.

1 aprile 2012
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