Live Report

L’unica data italiana, la prima in assoluto nel trentennio cockeriano, dei Pulp se l’è accaparrata la Fiera della Musica di Azzano Decimo, esclusiva assoluta, a ripetere i fasti dei passati concerti di PiL e Iggy Pop and The Stooges.

Azzano Decimo, alle porte di Pordenone, è un continuo rimando a tutti i luoghi comuni che dipingono di grigio il nostro caro e ricco Nord Est. Non c’è nulla di pasoliniano perché qui il passato a fatica emerge, e se lo fa, vomita rassegnazione, altro che purezza. Ci si ritrova tra le vilette a schiera, opache e indistinguibili, che circondano il centro chiacchierone e immobile, tra le dinamiche di una terra che trasuda disgrazie e fatalità con un sorriso stretto tra i denti. Vitaliano Trevisan l’ha descritto con precisione beckettianamente sovraumana (una decina di km più in là, per la precisione), raccontando di storie al limite, proprio qui, tra il rigido Veneto lavoratore e il Friuli, curvo e magnifico, a suo agio solo con i propri pensieri; ad avercene di gente così, costretta in questa terraccia amalgamata male, cupa, e a tratti e di notte, intrigante.

L’area predisposta per i concerti, schiacciata tra un tendone imbolsito dai fanatici del disco e il complesso scolastico comunale, fatica a riempirsi, così ad occhio tre/quattro mila persone; i fan duri e puri insomma, che, tra continui singalong e attacchi isterici generalizzati, infiammeranno un Jarvis già particolarmente nevrastenico e avvolto oltremisura da veli splendidamente cool e inevitabili fiumi di prosecco. Soprassedendo sugli Orange e i Mystery Jets, mancati per un soffio, ci si chiede se ci si ricorda la prima volta. La scrittona PULP che sovrasta il palco s’illumina ed è tutto più chiaro. Cocker s’impadronisce subito del palco, zompando, saltellando qui e là, ammiccando anche ai fonici, il pubblico in estasi, brividoni insomma.

La scaletta è da infarto, si susseguono, interrotte solo dai siparietti di un Jarvis a lezione d’italiano, tra una Babies (“bambinos?”) fulminante, una Disco 2000 che scatena danze sfrenate (noi, qui sotto) e amplessi magnificamente ammiccanti (lassù, il Nostro), una Persone Comuni (“isn’t?” chiede Cocker, sì Jarvis), immortale, vero inno anni universale, poco prima dell’unico l’unico bis, una Mis-shapes suonata magnificamente, tra urli estatici e sudore come fosse amore. Da tramandare ai pronipoti il trio noir-seppia costituito da Acrylic Afternoons (dilatata oltremisura, una sbornia spaziale di sensazioni seventies e origini ovunque, il tutto vestito a modino), una I Spy che è anche dal vivo si conferma racconto dai contorni invincibili e squisitamente cinematici e una This Is Hardcore, potente poema noir, straziante come un porno girato con grazia perversamente viscontiana.

Un live che fila via come l’estate più bella della vostra vita, un inno alla dispersione e al desiderio, suonato magnificamente, teatrale quanto basta, un ritorno al passato raramente così vero, così condito da maliziosità ovunque, così ovunque nel corpo. Vedere dal vivo i Pulp è come essere già bambini e scoprire i nomi dei colori per la prima volta, allo stesso tempo eccitante e inevitabile.

25 luglio 2012
Leggi tutto