• giu
    01
    2011

Album

ECM

In un’intervista recuperabile facilmente su Youtube, Villalobos e Loderbauer parlano del loro progetto di remix delle tracce della storica etichetta di Manfred Eicher come di una cosa naturale. Il DJ cileno aveva infatti già usato parti del catalogo ECM nei suoi set, in particolare Tabula Rasa di Arvo Pärt e frammenti da Alexander Knaifel, pezzi che per la loro essenza atmosferica potevano aumentare il mood contemplativo da club. L'accostamento con l’esperienza di Max è venuto di conseguenza, dato che l’uomo – fan da sempre, come Ricardo, di ECM – ha un'eccellente esperienza di frequentazione degli interstizi tra jazz ed elettronica live con lo scintillante progetto di Maurizio.

Il doppio, lunghissimo lavoro (dura più di due ore) usa le parti più scarne dal catalogo dell’etichetta berlinese, senza andare a intestardirsi filologicamente sui nastri originali, prende alcuni momenti lirici, li espande in un ambient curatissima (ora rilassante, ora decisamente più ipnotica e a tratti addirittura sinistra), che in alcuni casi risulta banalotta (i glitch di Reblop, le percussioni spastiche di Recurrence), in altri assai più ispirata (il remix delle voci in Resvete, le progressioni cosmiche in Retikhly o il bbreaking di Reshadub). Nel complesso però, il lavoro sull’improvvisazione (‘abbiamo lavorato come nella musica jazz, dove uno tenta di interagire spontaneamente per produrre una struttura sonora’) non riesce ad esplodere come nelle prove del Trio di Von Oswald o nei set di Ricardo. 

La minimal ambient-glitch dei due ricerca e mima le rarefazioni, le attese e le sospensioni, il gioco di vuoti e di pieni, i microeventi, le microilluminazioni, il feel caldo eppure distaccato della contemporanea esoterica di ECM, in un interessante ripiegamento su se stessa, puntando cioè – solo con mezzi diversi, con fonti sonore diverse (piccoli tocchi di piano, di strumenti a corda, di percussioni, ectoplasmi di voce; tutti colti nella loro essenza materiale, nella loro grana, tanto da diventare tutti musica concreta) – a un effetto finale che in fondo è sempre la trance (lo spiega benissimo la pulsazione, com l'eco lontana di un gong, che accompagna il microagitarsi percussivo della conclusiva Redetach). 

Un lavoro che alterna noia e appagamento da microepifanie, e che troverà i suoi fan più sfegatati nei cultori dell'ambient più aristocratica o nei filologi del verbo minimal. Loderbauer, nell’intervista di cui sopra, chiude dicendo che il duo vuole portare lo show dal vivo (coinvolgendo forse anche musicisti ECM). Probabilmente sarà quella la dimensione più indicata per esprimere l’energia che qui risulta fin troppo implosa. Vedremo.

31 maggio 2011
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