• giu
    01
    2008

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La cura nel packaging colmo di illustrazioni e splendidi fumetti bianco e nero già lasciavano presagire un certo gusto. L’ascolto di Civilization & Wilderness non lascia dubbi. Siamo ben sopra la media dei demo che arrivano mensilmente, senza nulla togliere niente a questi, è solo che la professionalità e la qualità di registrazione del lavoro dei quattro (basso, chitarra, batteria e organo hammond) Rufus Party da Reggio Emilia rende difficile il collocarli nella rubrica We Are Demo. Dopodiché si tratta delle mille varianti del blues rock che si tinge di volta in volta di rock’n’roll, surf e blackitudini soul, rhythm&blues e funk, del più classico che se ne è già sentito molto ma sarebbe disonesto non considerare data la molto alta qualità delle composizioni (non c’è da scartare nemmeno una canzone), la perizia e la fedeltà nell’esecuzione, la versatilità del cantante (veramente molto bravo), il calore che ne scaturisce, l’energia che per quanto educata rimane tale. In definitiva si ascolta tutto molto volentieri tra reminiscenze Rolling Stones, primo Kravitz e anche del Jon Spencer più pettinato (giusto per citare tra i classici i più moderni), senza sussulti ma con il rischio di farsi venire il dubbio di avere inserito nel lettore un classico degli anni settanta. Direi che non è davvero poco. E non lo è davvero.

1 giugno 2008
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