• nov
    18
    2013

Album

Raster Noton DE

Partiamo da una frase storica di Cage, parafrasandola: quando non prestiamo attenzione ai rumori, essi ci danno fastidio. Quando li ascoltiamo, ci affascinano. Questa affermazione, che da sola basta a dare il la e a garantire la tenuta di sessant’anni di musica concreta, in realtà funziona anche per la musica glitch e per tutte le derivazioni, compreso il suono dei dati di Ryoji Ikeda.

Il fascino di un errore che diventa musica – e dunque suono – vale come eterno ritorno e ricordo dell’ascolto aurorale: il primo suono “sbagliato” che alla nostra mente si rivela come musica, perché lo eleviamo di status. Il messaggio di Ryoji Ikeda è che l’ascolto aurorale può diventare ipnosi. Nel terzo e ultimo capitolo della trilogia dei dati-suono / suono-dati, prevale la ricorsività e l’insistenza di un pattern di codice-rumore, in maniera ancora violenta (cioè diretta al corpo anche quando si vogliono usare solo le orecchie) ma anche musicale.

La “musicalità” (Supercodex 10) non è certo una regola ma la chiusura di un cerchio, che arriva alla centocinquantesima uscita Raster-Noton e alla fine di una saga che fatichiamo a immaginare cosa possa ancora generare.

Il gioco delle differenze minime tra un album e l’altro vale dentro il concept che ha prodotto Dataplex e Test Pattern (prima di Supercodex), ma non sembra possa reggere per il futuro. Per adesso l’accostamento fa notare una certa ridondanza, una minore smania di andare a pescare tutte le possibilità del mezzo – e il completo controllo delle variabili. Se pensiamo ai titoli di Test Pattern, ci accorgiamo che il disco era un tentativo di “esaurire” un linguaggio: da #0000 a #1111. Nel caso di Supercodex, si va semplicemente da uno a venti. Il punto di partenza e il punto di arrivo non sono confini rigorosi ma creativi, anche se in una certa misura concettuali. La prima traccia ha un sound tipicamente Ikeda-iano – digitalissimo. L’ultima è invece un ruggito che scimmiotta la potenza e la pasta analogica. Nel mentre, le tracce si alternano come un flusso, senza picchi considerevoli o soluzioni di continuità drammatiche. La pratica funziona. Potrebbe continuare all’infinito. Ma attendiamo un cambiamento, che conservi l’ineccepibile rigore a cui Ikeda ci ha abituati.

28 dicembre 2013
Leggi tutto
Precedente
Diaframma @ Bronson 2013 Diaframma @ Bronson 2013
Successivo
Vatican Shadow – Remember Your Black Day / Ron Morelli – Spit

album

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite