• gen
    29
    2016

Album
Sia

Sony Music Entertainment

La storia la conosciamo ed è delle più classiche: l’artista che scrive per gli artisti diventa artista al 100% con tanto di fan al seguito ed estetica personale. Non certamente scontato quando si ha a che fare con lo spietato mondo del mainstream australo-americano (con sporadiche punte in UK), dove la star è il tutto, la musica se arriva bene, altrimenti ci si accontenta della stranezza di questo o di quell’artista. Sia tutte queste cose le sa, le ha sempre sapute, pur avendo inizialmente lavorato nelle retrovie. Per questo, per un periodo, è sembrato che lei fosse l’artista destinata a destabilizzare l’ambiente, a mescolare le carte della pop scene, creando un prodotto fondato su una personalità che c’è ma non si vede (continua ad esibirsi nascosta dietro i capelli bicolori e delegando il cuore della performance alla fedele ballerina), ma soprattutto sul songwriting, che poi, parlandoci chiaro, è quello che le è sempre venuto meglio.

Se 1000 Forms of Fear era il suo uscire dal guscio (malgrado contasse già all’attivo – come solo artist – brani come Breathe Me, inserito, fra le altre cose, nel finale di Six Feet Under) e suonava per certi versi intimo, personale, incentrato sulla costruzione del “nuovo” personaggio/mistero, This Is Acting è la definitiva presa di coscienza che il giocare a fare la star è in realtà molto più che un gioco, è qualcosa di reale, malgrado il titolo reciti che si tratta di finzione. Vero è che Sia ha trovato il modo di metterci (una) faccia e salire a pieno titolo sul carro del mainstream nel modo più bizzarro possibile: facendo un disco di brani scartati dagli altri araldi del carro. Se non altro, è da lodare il fatto che abbia avuto il coraggio di rimettere mano (e voce) a quei brani che gli artisti più importanti del panorama internazionale (Adele, Rihanna, Beyoncé, Demi Lovato) avevano rifiutato.

Eppure, è forse proprio questa forza che rende i 12 brani interessanti: Sia è furba a far trasparire i destinatari dei brani senza far suonare quest’ultimi come eccessivamente debitori: Bird Set Free e One Million Bullets iniziano con un piano in minore che, se da un lato ha gioco facile a ricordarci Adele, dall’altro conserva quell’attitudine dolcemente graffiante che, in qualche modo, è diventata cifra stilistica della cantante australiana; in Alive addirittura, l’artista londinese spicca fra i writers e il brano, che è un perfetto connubio tra la sua malinconia amara e la strafottenza menefreghista di Rihanna, e suona già come classico da H&M shopping; Move Your Body e Cheap Trills, che rappresentano l’asse più danzereccio del disco, fanno lo stesso gioco con lo stile di una Rihanna meno tossica ma sempre in un levare funzionale ed equilibrato allo scopo; Reaper, co-prodotta da Kanye West, risulta forse il brano più piatto e più costruito dell’album; Unstoppable, fin troppo simile a Chandelier, è lo stimolo per riflettere su quanto l’operazione di scrivere per gli altri possa generare un controproducente e dannoso autocitazionismo.

This Is Acting, alla fine dei giochi, è un album pop con brani (chiedere a Rihanna il significato) al posto giusto, trascinanti e riflessivi allo stesso tempo, che portano a casa il risultato senza troppo impegno. Sia Furler ha gioco facile ad iniettare la sua voce (da amare o odiare senza mezzi termini) e la sua vitalità in una carrellata di potenziali hit da classifica. Si può dubitare sull’effettiva onestà musicale dei brani, sulla produzione a volte troppo artificiosa, sul bilanciamento di ballads e power hits, ma di certo non si nega a This Is Acting il merito di essere un buon disco pop da classifica, perfettamente funzionale.   

3 febbraio 2016
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