• apr
    28
    2014

Album

Harbinger Sound

Se dici strafottenza e pensi alla musica, difficilmente non ti verrà in mente qualche anglosassone. Mark E. Smith, i fratelli Gallagher (uno un po’ di più dell’altro, a dirla tutta), le pose di Ian Brown o dei vari appartenenti alla genia made in Madchester, ma la lista potrebbe essere potenzialmente infinita, sono senza ombra di dubbio quanto di più arrogante, sfacciato e diretto il panorama musicale mondiale abbia prodotto. Come un Begbie di Trainspotting, questi Sleaford Mods, duo da Nottingham – grigio centro Albione e perciò potenzialmente concentrato di rabbia e depressione, sfacciataggine e incoscienza -, partono dritti come se fossero sempre in procinto di scatenare una rissa, di spaccarti un bicchiere in faccia o semplicemente di urlare un piss off generico all’intero mondo della musica. Più o meno patinata o hipsterizzata.

E musicalmente? Ecco, immaginate un incrocio tipicamente british tra The Streets e i Fall. Basi scarnissime di tastiere spesso “spippolate” senza allontanarsi troppo dai preset standard, linee di basso synthetiche tanto minimali quanto circolari, sporcizia strumentale che non è nemmeno di matrice industriale, ma molto più povera, procedere hip hop bianco, storto e insieme ossessivo, flow fluviale che ha in sé quel senso di cockney e di depauperamento fisico da degrado subrbano anni ’80 made in Thatcher che ti fa pensare da subito “zero style ma tantissimo stile”. A dimostrazione, ora come allora, che essere “punk” non è questione di stile musicale o di spille in bocca o di quello che tutto l’immaginario degli ultimi 30 e passa anni ha trasmesso. Per essere punk devi essere come questi due qui.

Sì, perché i due – Jason Williamson, che ci mette la voce e la faccia, e Andrew Fearn, che smanetta, ma nemmeno troppo, con la tastiera – si sono pure scelti un nome veramente a cazzo di cane, come a cazzo di cane è la loro musica, sboccata, irrispettosa, arrogante e urbanamente volgare; aggiungete anche che non sono – e non sono mai stati – mods e non vengono affatto da Sleaford, quanto da Grantham, cittadina (poco) ridente del Lincolnshire famosa per aver dato i natali alla lady di ferro Maggy Thatcher, ed ecco che così, magicamente, tutto sembra tornare.

14 maggio 2014
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