• feb
    01
    2002

Album

Secretly Canadian

In Didn’t it Rain il folk apocalittico di Ghost Tropic lascia il posto a un’oculata miscela di folk, country e blues e le atmosfere dilatate abdicano in favore di un songwriting più tradizionale e ricco di spunti soul, grazie alla presenza di Jennie Benford e Jim Krewson (dell’ensemble bluegrass Jim & Jennie And The Pinetops) ad affiancare la voce di Molina. Alla produzione, Edan Cohen si avvale di tecniche di registrazione old-fashioned e il suono, inciso con la band al completo, in presa diretta e senza overdub, pare avvolto da una patina di polvere e da quel calore tipico che si avverte nelle produzioni degli anni ’70.

Ne viene fuori una raccolta di canzoni impeccabili e a tratti commoventi, da mettere accanto a opere come After the Gold Rush di Neil Young, ai dischi di Bob Seeger e ai classici del soul, da Aretha Franklin a Wilson Pickett. Il termine più frequente nei titoli e nei testi di Didn’it Rain è blue, e il songwriting di Molina abbandona il nero delle notte tropicale per vestirsi di colori malinconici, ma rischiarati da un filo di luce, e dalla consapevolezza che la via della redenzione, per quanto impervia, esiste ed è percorribile. Si ascolti l’incantevole Blue Factory Flame dall’incedere appassionato, con quell’assolo appena abbozzato nel finale che evoca la struggente nostalgia di una On the Beach, oppure la scheletrica e caracollante Steve Albini’s Blues, che pare costruita sul rintocco di una campana.

E che dire dell’andamento da marcetta di Ring the Bell, impreziosita dagli archi (e ora immaginate pure una banda paesana sfilare in parata per le vie di una ghost town del Midwest), o della perfezione formale di Two Blue Lights, sostenuta da qualche semplice pennata di chitarra elettrica e dal giocoso sovrapporsi delle voci. Tuttavia, è in Blue Chicago Moon, il cameo finale, che il disco raggiunge il suo picco di intensità, quando Molina canta con convinzione: “and you are not helpless, try to beat it, try to beat it“, e non è difficile pensare all’immagine del sole che squarcia l’oscurità e le spesse coltre di nubi.

Una delle opere più mature e incisive di Songs:Ohia, Didn’t it Rain si candida a diventare un classico della nuova canzone americana.

1 gennaio 2003
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