• feb
    01
    2012

Album

Self Released

Una delle peculiarità dell'ultimo decennio è come, constantemete, certi generi vengano a legarsi con un determinato social network. Per l'emo-core fu myspace, per l'electro i blog, per la brostep tumblr e, in questo caso, la chillwave sembra incapace di staccarsi da instagram. Basta il leggero fuzz che aleggia sulle note, dovuto all'eccesso di riverbero e filtri, per evocare tutta la serie di tinte violette ed azzurre che affogano le foto fatte con la famosa app. Allo stesso modo bastano pochi secondi per capire i toni e i preset con cui gli STRi hanno deciso di lavorare. L'idea inseguita dagli STRi, duo di giovani da Pesaro, lungo tutto Canyon è semplice: prendere le sonorità della chill-wave, spogliarle delle citazioni anni '80 e della struttura pop per renderle immediatamente fruibili sul dancefloor.

Gli STRi si autodefiniscono Dream Club ma oltre il nome di riferimenti all'italianissima Dream Dance di vent'anni fa (nata come risposta emotiva alle stragi del sabato sera) c'è poco. Le parti migliori del disco sono proprio quando il duo si concentra completamente nel trasformare Washed Out in musica da club. Deraglia quando ricerca una dimensione pop, come in Summerize e Caldo, finendo per ammiccare troppo alle tendenze più superificiali dell'indie-rock e post-rock nostrani. Il risultato è che Canyon, invece di rievocare l'Ibiza del '95, appare come Pesaro che sogna le feste milanesi che sognano la provincia americana di Toro y Moi. Con le ultime tracce entra in gioco pure una dimensione Tropical che fa comprendere come il grande problema del disco sia il suo costante tentativo di inseguire gli stilemi del momento e come gli STRi non abbiano ancora trovato una loro personale voce in cui incanalare le energie creative.   

10 febbraio 2012
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