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  • giu
    01
    2010

Album

Modular

Se ne parlava in sede di Turn On e mi tocca ribadirlo in questa recensione. Quello dei Tame Impala è uno degli esordi più convincenti dell'anno, per lo meno in ambito rock.

Il gruppo di Perth vi arriva dopo aver scaldato i muscoli aprendo per gente come Black Keys e MGMT. Da questi ultimi, in particolare, hanno imparato a smussare le asperità presenti sul primo ep, uscito un paio di anni fa e conosciuto come Antares Mira Sun.
Hanno limato, riverniciato e cromato con effetti e tastiere analogiche un suono che guarda al passato, ad un punto imprecisato dei tardi 60s in cui la psichedelia flirtava con il primo prog. Ne hanno saputo fare qualcosa di appetibile al grande pubblico, eppure bizzarro e creativo.

Provate ad ascoltare l'elegante singolo Solitude Is Bliss: la voce lennoniana, i riff circolari, le aperture sognanti e la tensione drammatica, ne fanno qualcosa di originale e immediatamente riconoscibile, una sorta di freak pop mutante. C'era un'espressione, "flash rock", inventata in tempi remoti per dare un senso all'imprevedibilità della musica degli Yes, nome che a molti lettori di SA farà accapponare la pelle, ma che nei suoi momenti più visionari e meno velleitari ha non pochi punti in comune con l'opera del combo australiano.

Il resto appartiene alla farina del sacco del giovanissimo Kevin Parker, detentore del timone del progetto, e di un certo Dave Friedman, la cui lunga mano in fase di produzione apre una curiosa breccia fra l'universo onirico della band e quello folle e colorato dei Flaming Lips.
Guardarvi attraverso è fonte di piaceri insondabili e inevitabili vertigini.

3 luglio 2010
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