• ott
    01
    2012

Album

12k

Deupree ha dimostrato con Northern di saper trattare le sostanze musicali sottilissime e delicate. E di avere la competenza per far abitare il “minimalismo digitale” con la musica concreta. Sono passati sei anni e la pasta della musica dell’elettroacustico di New York non ricerca molte differenze: i suoni sono trovati, il retroscena riecheggia Brian Eno e il ciclo di passaggio da musica da ambienti / musica da pensiero / generativa. Faint è “ontologicamente”, per usare un termine speso dallo stesso autore, fatto di quella consistenza dell’incapacità di capire se si è nella veglia o nel sonno.

Quello stato ha una peculiare sostanza e l’ultimo album di Taylor ne va in cerca. Sarebbe molto comodo fare scorrere le metafore, cosiccome Taylor fa scorrere i field recording sul tappeto pseudo-generativo dell’ambiente musicale. E dato che il musicista non ne risparmia nella descrizione testuale del disco, né usando altri supporti: la versione Deluxe di Faint è un box che comprende anche un bonus CD contenente la versione estesa (38 minuti) di Thaw – uno dei brani originariamente sviluppantesi in 11 minuti e mezzo di classica ambientale – ma soprattutto un set di riproduzioni di 12 foto che Deupree in persona ha scattato con una macchina fotografica di plastica.

Anziché cedere alle metafore e agli aggettivismi, citiamo una similitudine: chi ha mai fatto un esercizio di campionamento, magari di quelli scientifici, da archeologo, strappi da parete o cogliere da terra un pezzo di arbusto o una ceramica da catalogare e categorizzare, sa benissimo che la sostanza che ci si trova in mano appare, un istante dopo averla “rubata”, fragilissima. Come se si rompesse al solo sguardo. Così l’ambientazione elettronica che Deupree allestisce per i suoi suoni: è come se cercassero di contenerne l’indole a scomparire. Come in una campana di vetro.

9 gennaio 2013