Live Report
Dal 2 aprile al 4 aprile 2015

Nel budello oscuro del Dal Verme, vero epicentro della Roma Est più avanguardista e coraggiosa, si sta svolgendo la terza annata del Thalassa, festival di “psichedelie occulte” che nell’ultimo triennio ha condensato e fatto da catalizzatore dell’ultima tendenze “esportabile” dell’underground italiano. Una scena priva di centri ben identificabili musicalmente ma filosoficamente e come immaginario in grado di rimandare ad un passato italiano semi-dimenticato, quello della library music, delle soundtrack per i film di serie b e dell’avanguardia più eterodossa sempre al confine tra accademia e provocazione. Più una suggestioni visivo-visionaria, insomma, che un suono riconoscibile che nella sua giornata inaugurale ha dato prova di eclettismo e coraggio nell’ipotizzare traiettorie trasversali. A tenere a battesimo l’edizione numero 3 i più giovani del lotto, discograficamente parlando. I Back To Mercurio, unica band dotata di batteria, macinano un blob tra elettrico, acustico ed elettronico che dal post-rock più ossessivo e reiterato arriva a passaggi da ambient cupa e materica, con richiami alla soundtrack music, ai 90s meno ortodossi, alle jam reiterate degli Oneida fino alle elettroniche groovey dei Fuck Buttons. Da mettere a fuoco, ma sostanziosi e densi. A seguire i toscani Umanzuki, sciolti in un deliquio ambient liquido che non mantiene affatto memoria degli esordi più o meno “jazz-core” e si dilata lungo suite ininterrotte fatte di microsuoni che si accavallano e lunghe distese di vuoto. I lunghissimi dread di ?Alos ci introducono al live più mefistofelico della serata: un lungo bordone iper-distorto di doom, black metal in sedicesimo, immaginario horror e stregonesco che trova il suo climax nella fase finale, quando a materializzarsi è un sabba interiore che mette veramente in soggezione il pubblico, tirando fuori da ognuno i propri demoni. Cambiano le atmosfere con i Control Unit di Ninni Morgia: chitarra suonata spesso in punta di magnete, come uno Sharrock iper-noise e tattile per lui, voce e sensualità spastica, tronca e drammatica per lei in un set che ha ammutolito molti finendo sul podio della serata. Serata conclusa col vero rituale sonico attuato dai sardi Hermetic Brotherhood Of Lux-Or: set breve ma sensorialmente appagante per una botta in faccia di kraut-noise mutato, esoterico, melmoso e vorticoso che per un breve momento ci ha trascinati in un gorgo di autocommiserazione nero-pece.

1 aprile 2015
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