• dic
    01
    2007

Album

My Honey Records

Tutto inizia con Orange Is A Ba-Ba-Ball, una sorta di mutazione in chiave elettro della Prisencolinensinainciusol dell’Adriano nazionale e di Subterranean Homesick Blues di Bob Dylan. Chitarra acustica sgangherata e ritmiche laptop farebbero pensare a un home recording come ce ne sono tante, non fosse che i due minuti e quaranta del brano ti si piantano nel cervello e lì rimangono, facendoti sospettare che dietro alla ragione sociale da emarginati di provincia si nasconda, in realtà, qualcosa di più. Impressione confermata dall’episodio successivo, Slow Motion Dream, pop song zuccherosa in stile Labrador ricolma di tastierine-carillon e coretti facili facili su battere sintetico minimale, così colorata e irresistibilmente orecchiabile da sembrare quasi irreale.

Basta poco per accorgersi che l’ottima impressione suscitata dai brani posti in apertura non svanisce col passare dei minuti, che a condurre le danze siano le suggestioni Strokes/Yuppie Flu di Take Care Go Home e Smelling Candles o le stilizzazioni chitarra/voce di Ride The Snowball e Wocko, le sonorità dancefloor di Outside Is Cold For Us o il punk giocattolo di Panda Loser: episodi che fanno dello scazzo un’arte, del lo-fi un linguaggio da upper-class, dell’immediatezza un’esigenza primaria, dell’estetica nerd uno stile in voga, limitandosi a creare con mezzi ridottissimi melodie memorabili.
E proprio le melodie sono il vero valore valore aggiunto di questi “caloriferi”. La capacità cioè di scriverne di ottime senza alambiccarsi troppo sul come farlo unita ad arrangiamenti che pur strizzando l’occhio ad un elettropop ad ampio spettro, evitano di svendersi. Una versatilità “incasinata” da My Space generation insomma, che inspiegabilmente convince e per ora ha il gusto dolcissimo del marzapane

3 febbraio 2008