• mar
    01
    2006

Album

Rabid

Orde di ragazzini alzano le braccia ballando con pittoresche movenze e pantaloni larghissimi. La summer of love ibizenca è un rituale e come tale può essere rievocato: il suo ambiente diventa un dancefloor tecnologico-lisergico. La musica riempie e affoga gli stanzoni: casse in quattro e tastiere, trame minimali in progressione enfatica, tecnica epica e bassi di roland. La generazione X erge i suoi templi europei. Metà anni 2000: ritornano le sonorità ballabili del synth pop e con esse il dark. L’House Nation trova nuova linfa alla quale abbeverare il corpo mutante.

È attorno a questi fuochi che il nuovo progetto The Knife del duo svedese composto da Olof Dreijer (autore degli arrangiamenti, e sorta di Maurice Fulton) e Karin Dreijer Andersson (nota al grande pubblico per aver prestato l’ugola nel brano What Else Is There dei Royksopp) prende forma.

Dominato da un lato nordico, trasognato e romantico, che assume e assieme rifiuta la tecnologia optando per smalti pagani e animisti, Silent Shout terza prova sulla lunga distanza, vede una buona dose di techno deutch vecchio stampo, avvicendarsi (ma anche confondersi) a una manciata di ballate al calor bianco a mescolare sapori Enya e timidezze rabbiose à la Kate Bush e Bjork.

Rispetto al precedente Deep Cuts, il tocco electroclash e il residuo punk trovano arrangiamenti maggiormente ricercati: se Karin nel successo commerciale dello scorso anno – Heartbeats – pareva una Shakira più dark electro, ora la sua voce acquista smalto sotto i rintocchi di cassa-charleston in Neverland, fascino nel soul dannato à la Cave in One Hit, e charme nei ghiacci di Kate Bush in The Captain. Soltanto nella ballata Marble House la ritroviamo come i Royksopp l’hanno voluta, altrove è Olof a serrare i ranghi tessendo trame per soffuso minimalismo come cadenze pesanti per synth pop a basso tiraggio di bit (We Share Oue Mothers Health).

Digerite alcune ingenuità persistenti (Marble House e Forest Families), l’album risulta perfettamente centrato in un brano come Like A Pen: miscela di dancefloor e umori nordici, smalti old school e fuochi fatui. Per le restanti tracce, la partita si gioca tra riempitivi eleganti (From Of To On) e teneri lumicini (Still Light). A conti fatti, consigliabile a chi ha conosciuto e apprezzato la Andresson con i Royksopp e per chi non disdegna certa techno cantata. Gli amanti della dark disco lady di Deep Cuts potrebbero forse rimanere delusi ma un senso, oltre il dancefloor, The Knife ce l’ha.

1 marzo 2006
Leggi tutto
Precedente
Sondre Lerche – Phantom Punch Sondre Lerche – Phantom Punch
Successivo
Brian Eno + David Byrne – My Life In The Bush Of Ghosts Brian Eno + David Byrne – My Life In The Bush Of Ghosts

album

artista

Altre notizie suggerite