• ott
    01
    2010

Album

Bella Union

Iniziarono nel 2002 come una sorta di prequel garage degli Strokes, per farla semplice e breve. Per i newyorkesi Walkman i consensi arrivarono consistenti, ma il pieno l’avrebbero fatto col ben più meditato quinto album You & Me. Due anni più tardi arriva il qui presente Lisbon, destinato ad alzare ulteriormente l’asticella. Fin dai primi solchi si susseguono chiari i segnali: l’arpeggio è un trillo morbidamente ostinato, il drumming un rombo basale, quanto alla voce, eh, è una voce di quelle che non potrebbero fare a meno di se stesse: un graffiarsi presente di graffi passati, una generosità ferita e bramosa. Semplici le melodie, rivolte ai fifties del country-folk che va trasformandosi nel formidabile ibrido errebì con tutte le oscillazioni doo-wop e swamp pop (e che più avanti rimbalzerà garage e surf), rutilante e accorato, in bilico consapevole sulla propria natura effimera.

S’incendiano le chitarre, certo, come nel singolo Angela Surf City, con quelle espettorazioni che se mantengono genuinità lo devono alla ricetta che su tutto spande il suo aroma: suonare come chi ha siglato la pace coi demoni malgrado la terra continui a bruciare sotto ai piedi, malgrado il fragore del sangue nelle vene. Una maturità ancora inquieta, dove l’innocenza è un fantasma celebrato però mai rimpianto: questo il “luogo” che i Walkman si sono scelti, dal quale ti porgono con garbo febbrile la sarabanda dei sentimenti (la splendidamente tesa Blue As Your Blood), il valzer dei propositi (l’infiammabile Victory), l’errebì dell’età perduta (Juveniles). Quel luogo probabilmente esiste davvero, o almeno a loro è sembrato così nei due viaggi che li hanno portati in Portogallo: ecco spiegato il titolo della canzone che battezza l’album, ballatina col cuore in ambasce dai riverberi esotici, il momento più intenso in scaletta assieme a quella Stranded che s’inventa una brass band d’accompagnamento per la processione di un’anima triste. Agli antipodi, una Woe Is Me dalla disarmante, limpida, ossessiva vivacità.

E’ musica questa che gioca a carte scoperte con un mistero impenetrabile. Riguarda il motivo stesso per cui siamo ancora qui ad investire tempo, energia, emozioni nel rock’n’roll.

28 settembre 2010
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