• mar
    01
    2010

Album

Kitsuné Music

Dal rigurgito wave Eighties di inizio Duemila ai Two Door Cinema Club di streaming sonici ne sono passati per i nodi della rete. Le linee di continuità le senti nelle chitarre anfetaminiche e scintillanti, in certi Ottanta che non vogliono mollare, anche se in questi imberbi irlandesi puoi saggiare anche uno scarto importante. Il trio suona un indie differente da quello che si ascoltava ai tempi dei Libertines / Kooks e non di meno, il cambio di decennio potrebbe essere fatto proprio di questi elementi. Nello specifico, una certa freschezza goliardica targata Wombats sublimante le voglie sintetiche di Klaxons e Bloc Party.

Con i TDCC siamo molto vicini alle stratificazioni sintetiche ascoltate nei Delphic ma con un antidoto importante che è poi l’altra fetta della torta: i Vampire Weekend (e in UK, in piccolo, i Mystery Jets). Nerd che hanno inondato le orecchie della rete con un’attitudine vacanziera dalla quale non c’è comeback, saputelli col cardigan che hanno saputo spostare il piano da produzioni sempre più ingombranti a soluzioni musicali animate da uno spirito giocoso e colorato.

Così abbiamo un trio d’esordienti che non ha paura di un mix in grande stile, di melodie over the top (libere quindi dalle sacche indie), di un desiderio d’evasione ai massimi livelli. E’ anche per questo che i blog di mezza rete ne parlano da mesi trovandone nei The Drums il perfetto contraltare: post-moderni i primi, amanti del vecchio analogico (e delle pose gaie post-Smithsiane in salsa surf) i secondi.

I TDCC convincono proprio dove i citati Delphic fallivano, schiacciati da una sovra-produzione asfissiante e da una cappa cyber manchesteriana autocostruita. Ci danno di hit leggeri come Undercover Martyn, fluenti nonostante le stratificazioni e quegli onnipresenti psych-synth; i contrappesi twee-nerd delle strofe e i sipari/contro sipari in piena sbornia Weekend, del resto, sono il miglior antidoto contro la complessità frustrante, come lo è l’aggiornamento indietronico del wave pop via Kooks / Mystery Jets / Klaxons (e un pizzico di ultimi Police) della strategica Cigarettes In The Theatre.

L’eccellente artigianato è merito di Elliot James (uno che ha iniziato a lavorare con i Futureheads ed è finito con Bloc Party, Kate Nash e ora Kaiser Chiefs) e soprattutto di Phillipe Zdar (Cassius): nel suo studio londinese, il Motorbass, per primi incisero gli amici dei TDCC Phoenix di cui è stato pure produttore (dei TDCC tra l’altro il remix di Lasso in Wolfgang Amadeus Phoenix). Il lavoro di missaggio su Tourist History è ancora migliore rispetto a quanto si ascoltava nei francesi: sound corposo, hook melodici sostenuti, qualche sincopata dance e tanta energia nerd indotta, il tutto senza riempitivi. Portando pazienza per gli  abusi sulle marce più alte, abbiamo un ottimo album ed esordio.

1 marzo 2010
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