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Ultra

Týr è il nome del dio della guerra e della legge nel pantheon della mitologia norrena, il guardiano della trascendenza e dell’ordine eterno. Tyr è anche il nome della rivista-libro edita da Joshua Buckley e Michael Moynihan per la casa editrice american Ultra. La rivista ha una cadenza annuale ed è arrivata oggi al quarto numero. La pubblicazione si focalizza sui miti, sulla tradizione e sui diversi aspetti della cultura all’interno delle istituzioni sociali pre-cristiane e nell’Europa pre-moderna. Tyr presenta articoli inediti, interviste e traduzioni di opere essenziali legate al tradizionalismo radicale, al pensiero critico sulla modernità e alle diverse forme di controcultura contemporanea. La rivista presenta anche diverse recensioni e approfondimenti su libri, film, musica e arti che oggi s’interessano a questi temi.

Joshua Buckley, uno dei due curatori, ha scritto diversi saggi, articoli e interviste per numerose riviste musicali e contro-culturali. Michael Moynihan, l’altro curatore, è un giornalista americano, editore e musicista, fondatore del gruppo musicale neofolk/martial industrial Blood Axis e responsabile della casa editrice Dominion Press, oltre ad essere co-autore assieme a Didrik Søderlind del libro sulla storia del black metal, Lords of Chaos e artefice di svariati saggi sul paganesimo, l’occulto, la mitologia e la spiritualità nordica pre-cristiana. Dalla biografia dei due personaggi s’intuisce facilmente come la rivista sia collegata al mondo della musica, in particolare al folk tradizionale e al neofolk, ma non solo. In questo numero è presente, tra le varie cose, una lunga intervista a Sean Ragon, frontman del gruppo neofolk/post punk Cult of Youth, realizzata da Buckley, e una recensione dell’ultimo disco dei Fire + Ice di Ian Read, Fractured Man. Non mancano recensioni di dischi di gruppi gravitanti anche in area metal, come Wolves in the Throne Room e Agalloch.

Tyr non si occupa soltanto di musica, anche se molti temi della rivista approfondiscono suggestioni, estetiche e rimandi alla mitologia e al paganesimo che oggi si possono ritrovare in diverse forme di musica alternativa di ispirazione controculturale, dal folk al metal, passando per la musica dark e post-industriale. Se siete interessati a questi generi musicali, troverete sicuramente molto appassionanti i vari articoli che compongono il sommario di questo numero.

Apre la rivista un interessante saggio del celebre studioso francese Alain De Benoist, dal titolo What is religion?. È un ottimo lavoro che analizza sotto diversi aspetti il concetto di religione, anche nelle sue evoluzioni più recenti e non prendendo solo in considerazione le religioni adamitiche. L’autore non fornisce risposte ma sceglie di presentare interessanti e varie riflessioni sul tema, spaziando tra filosofia, antropologia e biologia. Il contributo di Benoist è seguito dal saggio di Colin Cleary, What is odinism?. Cleary, studioso universitario e Maestro della Gilda della Runa, nel suo saggio mette bene a fuoco la figura di Odino “il Mutevole”, analizzando le varie forme di “odinismo” in filosofia, nell’arte, nella religione e nell’esoterismo. Seguono diversi saggi interessanti come i due contributi di Claude Lecouteux, professore emerito della Sorbona (Paris V): il primo è sulla figura mitologica dei nani nel folklore e nella letteratura medievale di area germanica, mentre il secondo è dedicato alla “caccia selvaggia”, tema mitologico e folclorico, qui analizzato soprattutto in area nordeuropea. A tal proposito, gli appassionati di metal ricorderanno il quadro del 1872 dipinto dal pittore norvegese Peter Nicolai Arbo “Åsgårdsreien” raffigurante proprio il mito della caccia selvaggia condotta da Odino sul suo cavallo ad otto zampe, Sleipnir, circondato dalle valchirie e dai morti in battaglia. Il quadro, infatti, è la copertina del famosissimo disco del gruppo metal svedese BathoryBlood Fire Death del 1988.

Non mancano saggi che spaziano su vari temi della cultura tradizionale anglosassone. On Barbarian Suffering di Steve Harris, ad esempio, si focalizza sulla figura del barbaro e della sua sofferenza, per come viene messa in scena nella letteratura a partire dal poema Beowulf. Nigel Pennick, invece, dedica un approfondito articolo ai metodi di misurazione del tempo utilizzati dalle antiche popolazioni anglosassoni.

Molto interessante è il saggio di Michael Moynihan su Rockwell Kent (1882-1971), pittore e illustratore statunitense, famoso soprattutto per le sue immagini del Moby Dick di Melville, nonché esploratore di luoghi solitari come l’Alaska, Terranova, la Groenlandia e la Terra del Fuoco. Kent era anche un appassionato dell’estremo nord e di mitologia norrena, tanto da chiamare la fattoria dove abitò e lavorò dal 1920, Asgaard, come la dimora degli Dei.

 

Asgaard

La fattoria “Asgaard” di Rockwell Kent

A riprova della versatilità e dell’apertura mentale dei tradizionalisti radicali che gravitano intorno a Tyr, troviamo anche un’intervista al pioniere della psichedelia anni sessanta Ralph Metzner, intitolata The (Nine) Doors of Perception. L’intervista è stata realizzata da Carl Abrahamsson, musicista, scrittore, artista e importante studioso svedese di psichedelia, esoterismo, occultismo e controcultura, i cui interessi vanno dal Temple ov Psychick Youth sino ad Anton LaVey, passando per Aleister Crowley. L’interessantissima discussione con Metzner spazia su svariati temi, soffermandosi in particolare sull’uso delle sostanze psicotrope, sullo sciamanesimo e sulla mitologia norrena.

Appare chiaro a questo punto, che l’approccio tradizionalista radicale della rivista non rappresenta una reazionaria fuga dal mondo, ma una critica della società contemporanea materialista e capitalista. Una società in cui si preferisce la quantità rispetto alla qualità. Si tratta di una critica al mondo contemporaneo che appare radicale quanto propositiva, trovando nella cultura, nel mito e nella tradizione nuova linfa vitale per (ri)costruire un futuro che vada “radicalmente” in un’altra direzione. Come viene sottolineato nella prefazione del volume, gli autori della rivista rifiutato il dualismo tra spirito e materia a favore di un “olismo pagano” che riconosca il giusto ruolo dell’essere umano in quella natura – in quell’Essere – di cui fa fenomenologicamente e indissolubilmente parte. Oggi come oggi, mentre scontri sempre più violenti tra diverse fazioni vengono alimentati per vile denaro, ciò appare come un punto fondamentale da cui ripartire.

21 novembre 2014
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