• giu
    01
    2012

Album

White Birch Records

Mentre altrove si preferisce omaggiare – in un impeto di serioso finto-snobismo meets revanscismo post-hipster – esperienze malefiche di un passato che vorremmo seppellito, l’Italia migliore si dedica a tributare il giusto omaggio ad una band tra le più influenti e sottovalutate del panorama “alternative” dei novanta: i Codeine.

I delicati sussurri dei Walking The Cow (una Pea struggente e sospesa), il sustain/release dei Ka Mate Ka Ora (Cave In), l’epica elettricità 90s con cui i Crimen accendono D, una Cigarette Machine che sotto le mani degli Idle God diviene una sorta di slow(sludge)core, la dinosaurjrizzazione con cui viene trattata New Year’s da parte degli Shelley Johnston Broke My Heart, la (quasi) folk apocalittica rendition di Second Chance operata dai Derma, ci dicono di un tributo sentito, appassionato, voluto e modulato sulle proprie corde, pur a costo di stravolgere le versioni originarie. Come a dire, abbiamo introiettato il verbo e lo ridisegnamo a modo nostro in questo I Hope It Shines On Me.

Queste piccole gemme, però, sono anche il marcatore più evidente di una volontà di elevare le consonanze con un (piccolo) mondo antico, di un richiamo ad un “essere” underground vissuto sulla pelle, con un atteggiamento magari dimesso, sottotraccia, senza poseurismi di sorta ma fiero e realmente indipendente quale era quello del trio di NY.

Quando poi si arriva allo struggente slow-motion messo in atto su 3 Angels dai Verily So, s’apre il cuore e gronda sangue, mostrandoci la passione – in questo caso da intendersi in senso biblico – dei giovani così come la classe imperitura dei tre vecchi, autori di una manciata di brani ormai classici e sopravvissuti alla grande alla prova del tempo.
 

31 luglio 2012