• feb
    19
    2016

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Captured Tracks

Jack Tatum non lascia mai nulla al caso. Non l’aveva fatto quando all’ottimo esordio Gemini (2010) aveva fatto seguire il sublime Nocturne (2012), riuscendo a far emergere in entrambi i dischi le grandi doti di scrittura e la capacità di fondere dream-pop, ritmi esotici e un pop raffinato. Nel presentare Life of Pause, Tatum ha messo in chiaro che per non ripetersi è necessario reinventarsi continuamente, o perlomeno dosare nuovi e vecchi ingredienti in una formula che sia in grado di non perdere naturalezza e spontaneità.

Il terzo album di Wild Nothing è l’ennesima prova di bravura del ragazzo del Virginia, abile nel rimescolare le carte in tavola, fortificare il legame con i suoi dischi precedenti ma allo stesso tempo rinnovarsi. Una ventata di anni ’80, synth e qualche momento di rock sono gli elementi che contribuiscono a rendere Life of Pause un ulteriore passo verso la consacrazione di un artista a cui non manca mai una visione d’insieme in riferimento alla sua carriera, ai suoi album e alle sue canzoni. Una visione che gli permette di giocare con le sfumature: così Reichpop prende vita da una coltre di suoni in lontananza che si cristallizzano in un fluire di note di marimba, e quando parte il brano, dopo più di un minuto e mezzo di introduzione, ecco i Talking Heads con i loro ritmi esotici al servizio di un cantato che ricorda i Bombay Bicycle Club di What You Want. In appena due minuti, Tatum, immerge completamente l’ascoltatore in una selva di suoni, chitarre irregolari, rumori, giochi ritmici e un incedere melodico coinvolgente che porta dritto all’attacco di Lady Blue e al suo sapore anni ’80, al suo ritornello così tipicamente Wild Nothing. Ci sono poi l’abilità nel costruire trame pop pervase da una malinconia e da una dolcezza struggente, come una Alien che potrebbe essere in parte un brano del suo compagno di etichetta Mac DeMarco, l’apparente semplicità di un brano come Adore, in cui l’alternarsi di ritmi ricorda i migliori Beatles, il fascino etereo di A Woman’s Wisdom, che è uno dei momenti lirici più ispirati dell’intero disco: «and I don’t believe in Heaven, but Lady you can be my church».

Se ogni disco è un’opportunità per scrivere canzoni migliori, Life of Pause è il capolavoro di Tatum, la naturale conseguenza di Gemini e Nocturne, il giusto equilibrio tra gli alti standard qualitativi dei dischi precedenti e uno splendido presente, quello del miglior album di Wild Nothing.

18 febbraio 2016
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