• mag
    30
    2013

Album

2062

Dopo la reissue in blocco, l’anno scorso, dei Disintegration Loops, la seconda collaborazione con Richard Chartier (Aurora Liminalis, uscito da pochi mesi), Basinski in Nocturnes ci consegna un paio di composizioni per loop che tornano – almeno per il brano che dà titolo all’album – alla grandezza cui ci ha abituati fino a The Garden Of Brokenness.

Basta andare sul sito web del compositore per riprendere la fotografia espressa nelle prime righe: l’ultimo album, il box set della consacrazione, l’ultima collaborazione. Nothing between, sembra dire, invitandoci a non considerare Vivian & Ondine, testimonianza di un live, 92982, altro capitolo meno rilevante, e via a ritroso fino al Garden.

Non è nel segno di Satie che si muove il loop di pianoforte preparato diNocturnes, preso da una tape composition registrata a San Francisco alla fine degli anni Settanta. William Basinski, per questa composizione rimescolata per piano e spettri, usa una manciata di note che sembrano prendere lezione da Morton Feldman, maestro assoluto nel creare immagini inedite nel rapporto tra pianoforte e tempo sospeso. Lo si sente nella capacità di manipolare gli effetti di battimento, e nella maestria nel dare evidenza, nel reiterare della stessa sequenza di note, a un suono, un timbro alla volta, amplificato nella propria efficacia dalla compresenza degli altri.

Non esistono momenti di sosta assoluta come in Garden Of Brokenness. L’ambientale di Nocturnes è fedelmente figlia di quella di Brian Eno, potenzialmente infinita, fatta di cambiamenti molto più spesso annidati nei dettagli che negli effetti macroscopici. Diversamente, The Trail of Tears stende un tappeto ambient che ci ricorda la Kranky Novanta, Labradford su tutti. Eppure è una registrazione molto recente, del 2009, il cui estratto è finito nell’opera di Robert Wilson The Life and Death of Marina Abramovic.

La musica di Basinski possiede come pulsazione vitale l’andirivieni tra presente e passato – anzi, proprio l’indecidibilità del tempo, che corre ma poi non trascorre se non accadono fenomeni eclatanti. È l’essenza forse di quello che da sempre ha da dirci William Basinski. Non c’è un concept evidente in Nocturnes – niente a che fare con la potenza deiDisintegration Loops, forti anche senza ascoltarli, basta raccontarli. Nocturnes parla di notte ma di oggi e di ieri, confondendoli.

31 luglio 2013
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