FLOW #021 – Te lo ricordi lo zucchero filato?

Saturi delle innumerevoli disanime di Occidentali’s Karma, distogliamo l’attenzione dalla sua aspra critica al transumanesimo e dal ballo di Harambe, per dirottare i vostri sensi verso le novità del panorama musicale di quest’ultima settimana. In apertura abbiamo Where’s the revolution dei Depeche Mode, il singolo che preannuncia l’uscita del loro quattordicesimo album Spirit, prevista per il prossimo 17 marzo. All’inizio del video, diretto dal regista Anton Corbinjn, vediamo dei motivati Gahan, Gore e Fletcher indossare lunghe barbe e baffi posticci, come se volessero ricordare l’estetica dei filosofi rivoluzionari di fine ‘800; successivamente il video viene caratterizzato da scoordinate e marziali coreografie eseguite in un piazzale industriale semivuoto, al cospetto di un Dave Gahan in versione oratore. Il senso di desolazione delle immagini e del testo della canzone viene rafforzato dalla scelta del bianco e nero, a tratti alternato alla desaturazione selettiva. Il culmine viene raggiunto sul finale, dove vediamo i tre musicisti uscire di scena, sconfitti, gettando alcune bandiere al centro del piazzale. A distanza di quasi un anno dall’uscita del sorprendente EP Comet, per Tempesta Dischi, LIM propone il video di GAME OVER, il brano più intimo tra i cinque contenuti nel suo disco di esordio. La regia è stata affidata, nuovamente, a Sudolski e Calace, i quali incorniciano Sofia tra ricercate simmetrie e riflessi acquatici.

I Little Cub, trio electro-pop di Londra, per il loro video di Too Much Love hanno scelto di raccontare la ciclicità della vita vita di una ragazza in piena fase post-adolescenziale, oscillando tra il babysitteraggio, feste in casa e un karaoke totalmente anacronistico. Il singolo è un estratto che anticipa il disco di esordio Still Life per Domino. Futuro Proximo è il titolo dell’ultimo album di Umberto Maria Giardini. Per lui il significato di queste parole è riconducibile a un piccolo specchio che riflette quelli che sono i nostri comportamenti nel prossimo futuro, e tutto ciò viene espresso magistralmente nel testo di Alba Boreale, primo singolo estratto dall’album e accompagnato da un video che vede come protagonista il cantautore stesso, pedinato da tre fan che sembrano essere usciti dalla periferia di Rotterdam di alcuni decenni fa. Le scene di quotidianità sono immerse in una soluzione nostalgica, alterata dal comportamento dei tre ragazzi che oscilla tra l’insidioso e la totale devozione. Le novità dall’Italia non finiscono certo qua: Gazzelle pubblica il terzo brano dal suo esordio, risalente a pochi mesi fa. Zucchero Filato è un pezzo electro-pop martellante, il cui video, diretto da Paula Longyi Sun (CL233), raccoglie tutto ciò che possiamo considerare “aestethic”, spezzoni di Galaxy Express 999, tute dell’Adidas che vestono la noia adolescenziale, tonalità di colori da copertina di Blank Banshee, glitch, fenicotteri e un maestoso Godzilla. Le citazioni, però continuano, anche se in chiave diversa, pure nel video di Accellerator del producer inglese Paul White in collaborazione con Danny Brown; i due si sono lasciati ispirare dai cult horror Basket Case e Bad Milo. In questo caso ciò che fugge dal proprio “proprietario” è un cervello dall’attitudine molto lasciva. Il brano fa parte dell’omonimo EP ed è l’evoluzione naturale e futuribile di quello che abbiamo ascoltato pochi mesi fa in Atrocity Exhibition. Ciò che invece è rimasto intatto, saldo al suo ideale, è il percorso di M.I.A.: in P.O.W.A. l’artista si circonda nuovamente di scenari desertici in un video diretto da lei stessa, ribadendo il suo essere “conscious” con un attacco all’intero e frivolo panorama di popstar femminili. Il brano è un inedito e si suppone che sia una probabile anticipazione del prossimo album.

Un’altra artista impegnata su molti fronti è Claire Boucher, ovvero Grimes, la quale continua ad autoprodursi i video dei singoli estratti da Art Angel. Questa volta è il turno di Venus Fly, brano in collaborazione con Janelle Monaé. Nel video i canoni estetici da fashion week vengono mantenuti, come da tradizione, ma arginati in una produzione in studio. L’australiano Moonbase, per l’inedito It don’t matter, sceglie di collaborare con Anderson .Paak, plurinominato ai recenti Grammy. Affida la regia del video a Matthew Chuang, il quale opta per un intenso bianco e nero e soluzioni stilistiche da pubblicità commerciale di un brand sportivo. Nella seconda decina della playlist troviamo le Honeyblood, duo indie lo-fi di Glasgow. Babes never dies è il titolo del brano e del disco omonimo distribuito da Fat Cat. Stina e Cat sono al loro secondo album in studio ed hanno scelto di accompagnare il brano con un video diario, diretto da Gareth Goodlad, e prodotto con il materiale registrato da alcuni fan durante il loro ultimo tour in Inghilterra e Stati Uniti. Manteniamo ancora l’overdrive accesso e ascoltiamo Particle Mace degli Aye Nako, band punk DIY di Brooklyn sensibile a tematiche come l’anti-capitalismo e diritti LGBT. Il brano sarà incluso in Silver Haze, terzo album successivo a The Blackest Eye del 2015, sempre per Don Giovanni Records.

Un inaspettato ritorno è quello di Jake McElfresh, cantautore emo dell’Ohio conosciuto come Front Porch Step. Dopo anni di silenzio, imputabili alla tempesta mediatica che lo aveva investito, ha pubblicato senza particolare preavviso il brano Burned presente nel prossimo album I never loved before i found you. A pochi giorni dalla pubblicazione del primo video estratto da Lungomare Paranoia, Mecna ci regala un secondo episodio. Questa volta è il turno di Non serve, una dedica speciale a tutte le groupie. La regia vede come protagonista lo stesso Corrado, in collaborazione con l’artista taiwanese, ma residente a New York, Min Liu. «Il video sottolinea ancora una volta la cura maniacale di Mecna verso l’aspetto visivo dei suoi lavori e la sua costante ricerca di soluzioni grafiche originali», spiega il comunicato stampa. «Con un editing durato tre mesi, il video è stato girato e montato a Milano per poi essere mandato a New York nello studio dell’artista Min Liu, che ha “ritracciato” fotogramma per fotogramma l’intero footage aggiungendo dettagli e particolari tipici del suo stile». Restiamo ancora in ambito rap, quello più sperimentale, con No Brakes degli A7pha, un progetto che vede il producer Doseone (co-fondatore di Anticon Records) collaborare con il rapper underground Mestizio. Il brano anticipa l’uscita dell’album omonimo il prossimo 24 marzo ed è accompagnato da un video, diretto da Kyle Gray, dove si alternano scorci paesaggistici, inquietanti primi piani di asce e ritratti di persone con il volto coperto da un passamontagna.

Lo scorso dicembre è uscito Ghost, l’EP del duo post-punk trevigiano Kill your boyfriend, e Man 4 è il primo video ufficiale pubblicato: un’antologia di cupe animazioni glitch-art. Con Pharmakon entriamo in un universo parallelo claustrofobico e disturbante, un aspetto implicito della musica composta dalla newyorkese Margaret Chardiet, che da anni sperimenta in ambito harsh noise. No Natual Order preannuncia la pubblicazione di Contact il suo terzo album, distribuito da Sacred Bones. Death Theraphy è il progetto di Jason Wisdom, ex-frontman del gruppo christian metal Becoming the Archetype; anch’essi sono prodotti dalla storica Solid State e per il loro esordio hanno pubblicato il video del singolo Slow Dance. Le prime cose che notiamo sono un clip dall’estetica ricercata; una chiave fluttua al centro dell’inquadratura, mentre delle mani fuori fuoco si muovono sullo sfondo. Con i Nudist approdiamo alla parte conclusiva della playlist, come da tradizione, quella più incisiva. Bury my innocence è un bomba di post-sludge, lanciata in mezzo alla folla, e il titolo dell’album omonimo in uscita il 20 marzo per Argonauta. Nel mentre i Brutality Will Prevail stanno per pubblicare il loro quinto album In Dark Place per Holy Roar; il video del singolo Penitence prende ampiamente spunto dalla realtà mormona e dalle atmosfere di The Witcher, sostituendo in questo frangente la fotografia patinata con una simulazione delle prime pellicole di inizio ‘900. Scelta stilistica totalmente opposta per Fuck the neighbors degli Iron Reagan, che si affidano alle animazioni con figure in plastilina di Johnny McHone. Il brano è l’ennesimo estratto dal recente e potentissimo album Crossover Ministry. Con gli Wolf Down lasciamo da parte le tematiche “rock’n roll” spostando l’attenzione sul testo di Fortress, cinque minuti di hardcore senza compromessi che focalizza l’attenzione sul dramma vissuto dai migranti che quotidianamente attraversano il Mediterraneo. Concludiamo con gli australiani Vices, distribuiti da Dreambound, che ci propongono il cupo video di Broken, un velocissimo brano hardcore che ricorda moltissimo i loro conterranei Miles Away.

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