Flow #31 – Un Sergente di Metallo al rallentatore

La mossa della gru di Karate Kid che distrugge una Fender apre Flow numero 31: è Break A Guitar di Ty Segall, open track dell’eponimo album (recensito qui da Tommaso Bonaiuti) uscito a gennaio. Il video diretto da Matt Yoka è un caleidoscopio d’effetti, con Ty Segall stesso che riempie a poco a poco lo schermo, fino ad un inaspettato finale in salsa gore. Torna la band shoegaze romana Klimt 1918 con l’album Sentimentale Jugend, dopo otto anni di assenza dalle scene; qui, con Comandante, ci mostra un concerto al rallentatore dove i partecipanti, tra cui si può riconoscere anche il Sergente di Metallo Metal Carter, si scatenano. I Muskets, band emo grunge di Brighton, si calano in atmosfere da film horror per 17 Years, singolo uscito per No Sleep Records. Gli Obsessives si improvvisano in diverse situazioni nel video diretto da Kyle Thrash per You’re My God, cercando di risultare cool, anche se alle volte, come ripetono, è dura. Si torna all’emo con Run From Me dei Balance And Composure, tratta dal loro ultimo album Light We Made: il pezzo tratta delle conseguenze nei rapporti personali portate dallo stile di vita di una band quando è in tour. Traccia ambient dal sapore onirico per la Avantguardia: ecco gli Shune, duo underground italiano, col video di Stone-Sand diretto da Ok Rocco.

Indie rock dalla West Virginia nel nuovo video dei Rozwell Kid, in uscita il 23 giugno prossimo con l’album Precoius Art, il quarto della loro carriera. Le melodie power pop di UHF on DVD sono accompagnate dalle immagini animate da Geoff Hoskinson, a formare un quadro in movimento, una sorta di fumetto grottesco. Rimaniamo nello stesso ambito con Hiding to Nothing dei californiani Lovely Bad Things. Si tratta di una piccola produzione appena realizzata nell’EP Homebodied, disponibile in musicassetta sotto etichetta Burger Records. Le atmosfere sognanti, vintage e lo-fi del videoclip fanno da sfondo alla voce di Lauren Curtius, protagonista della canzone. Ancora immagini invecchiate ad arte nel video dei Green Buzzard, il cui cantante ricorda un giusto mix fra Noel Gallagher e Billie Joe Armstrong degli anni ‘90. L’alternative rock band australiana è appena uscita col nuovo EP Space Man Rodeo, fuori per I Oh You, da cui è tratto questo brano dal titolo Dream In/Out. Atterriamo poi a Copenhagen per seguire da vicino la novità dei First Hate, duo che esprime il decadentismo europeo attraverso sonorità new wave non del tutto sintetiche. Suona anche un’armonica in questa The One, che anticipa l’uscita del primo full length della band, A Prayer For The Unemployed, prevista per il 12 maggio. Il video di Kristofer Juul mostra colori freddi che ben si sposano con l’attitudine dark del gruppo.

Si cambia registro con l’hip hop underground di Alexander Anyaegbunam a.k.a. Rejjie Snow. Il produttore e rapper di Dublino pubblicherà finalmente l’album di debutto Dear Annie, da cui è estratto Flexin, brano in cui compare anche Ebenezer. Lo stesso Rejjie è protagonista di un clip che descrive un selvaggio giro in macchina ai bordi della città e oltre. Il 5 maggio uscirà l’album Real High ad opera di Nite Jewel, che in settimana ha rilasciato il video della title track. La chillwave di Ramona Gonzalez (vero nome della cantante losangelina) porta con sé suggestioni anni ‘80, già apprezzate nel primo estratto 2 Good 2 Be True. Nel video di Jose Wolff appare costantemente in sovraimpressione Cole M.G.N., con cui Nite Jewel ha registrato il nuovo disco negli ultimi quattro anni; un lavoro che conterrà collaborazioni con  Julia Holter, Dâm-Funk e Droop-E. Electropop minimale per Mozart’s Sister, progetto della canadese Caila Thompson-Hannant. Questo febbraio l’artista ha pubblicato Field of Love, quarto EP, per Arbutus Records, da cui è estratta Bump. Assieme al brano è stata pubblicata una video-animazione curata dal poliedrico Jordan Minkoff, il quale ha creato una serie psichedelica di disegni, dal vago gusto rétro e nonsense, su sfondo nero.

Il trio torinese Materianera è composto da Yendry Fiorentino (voce della resident band di Crozza nel paese delle Meraviglie), il dj/producer Alain Diamond e Davide “Enphy” Cuccu (Statuto e Bluebeathers) e ha appena rilasciato il video di Space, un brano che anticipa il secondo e omonimo album. Il sound dei Materianera è indirizzato verso un pop contaminato dall’elettronica di matrice europea, mentre il video che accompagna il singolo è un’animazione digitale in bianco e nero dai toni sci-fi, a cura del motion designer Marco Holland. I Wren provengono dall’Inghilterra e questa settimana hanno rilasciato The Herd, loro primo brano che anticipa la pubblicazione dell’album di debutto Auburn Rule per Holyroar Records. Con The Herd la band riesce a descrivere perfettamente la propria identità, proponendo sonorità vicine allo sludge e al noise. Tornano gli Gnarwolves con Straitjacket, secondo singolo e traccia di apertura del loro prossimo album Outsiders, in uscita il 5 maggio per  Big Scary Monsters / Tangled Talk Records. Due minuti e mezzo di punk hardcore capaci di rappresentare in pieno l’attitudine da skater del trio di Brighton. Straitjacket è accompagnato da un’animazione realizzata da Rory O’Neill, nella quale viene raffigurato un ciclo perpetuo di routine, tra alcolici, chitarre e serate tra amici.

Con il video di Cursed gli americani Gideon rilasciano un’anteprima di Cold, loro quarto lavoro in studio che segna l’esordio sotto etichetta Equal Vision. Il brano è un classico pezzo metalcore, pieno di breakdown, dove alla voce troviamo come ospite Bryan Garris dei Knocked Loose. Chiudiamo con il ritorno sulle scene degli Eighteen Visions, che dopo 11 anni di assenza rilasciano il video di Oath. Il loro ultimo lavoro del 2006 verteva su suoni rock’n’roll e glam, ma in quest’ultimo episodio, intitolato XVIII, i musicisti sono tornati sui loro passi iniziali proponendo un furioso e caotico mathcore. Oath è accompagnato da un video in bianco e nero dove vediamo la band suonare in uno spazio chiuso, e anticipa l’uscita del nuovo album prevista per il 2 giugno prossimo per Rise Records.

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