Gimme Some Inches #44

Nell’era della riproducibilità dell’arte, riuscire ad essere se non originali per lo meno non banali è cosa da pochi. Riuscire a dimenarsi nel marasma delle uscite discografiche più o meno “arty”, più o meno elitarie, più o meno ricercate almeno come oggetto artistico o riuscite dal punto di vista del packaging, è sempre più difficile, così come è difficile riuscire a proporre qualcosa di “nuovo” in un panorama che rischia il soffocamento.

This Is Not a Love Song ce l’ha fatta e in maniera relativamente originale. Unendo cioè musica, canzone d’amore (e di conseguenza, d’artista) nello specifico e immagini curate da illustratori, grafici e fumettisti in accostamenti a volte lineari, altre decisamente bizzarri. Qualche esempio? Akab che illustra Are You Lonesome Tonight di Elvis virandolo verso la sua consueta oscurità cromatica, Massimo Pasca che ripensa psichedelicamente e in toni di grigio Boys Don’t Cry dei Cure o la bravissima Virginia Mori che sfuma a colpi di bic Just Like Honey dei J&MC. Nulla di nuovo? Solo gioia per gli occhi? No, ma la prospettiva cambia e ci incuriosisce se la forma data a questa unione è quella di una “musicassetta” vera e propria, con tanto di copertina e custodia di plastica. A curare il tutto, New Monkey e To Lose la Track, che per l’occasione pubblicheranno in formato fisico “reale” le compilation col “meglio di”. Disponibili già sul bandcamp e a breve in formato cassetta tangibile, il volume 1 e il 2 mettono in fila il meglio dell’underground italiano: Nubilum che smostra Luna degli Smashing Pumpkins, Il Buio che sfreccia sulle note tese di Rend It dei Fugazi, i Gazebo Penguins che se la prendono con Gigantic dei Pixies, le calligrafie nirvaniane dei Cosmetic su Drain You, le dilatazioni elettroniche di VRCVS su Fade Into You dei Mazzy Star o la follia in congrega Pop X/Calcutta sulla Je T’Aime… Moi Non Plus della coppia d’oro Birkin-Gainsburg non sono che piccoli esempi di una creatività debordante e di una idea a dir poco geniale. Non sarà una canzone d’amore, ma per ora è un gran bel colpo.

Passando al caro e vecchio vinile non possiamo che ri-sottolineare ciò che dicevamo per i mini di Bachi Da Pietra e Mamuthones, non a caso entrambi opera di CorpoC. Ora il laboratorio bergamasco non pubblica – responsabili sono Discreetrecords e Manza Nera – ma mette la propria firma impreziosendo per Radicalisme Mècanique – lavoro a sei mani di The Great Saunites e Attilio Novellino – un disegno curato da Vivaultra e impaginato da Terracava. Un lato come al solito serigrafato su vinile giallo con tema diremmo davinciano; l’altro con una composizione di 12 minuti in modalità “remote impro session” in cui la psichedelia del duo lombardo si fonde con l’elettronica di Novellino per tentare ipotesi di revisione dei canoni del free-jazz e della psichedelia più heavy. In soldoni, una lunga suite di fusione a caldo tra le varie anime degli autori, con un crescendo epico e insieme minaccioso. Pollice altissimo.

A 45 giri va invece l’apripista – termine ignobile, ma si fa per capirsi – di Vibration Animal Sex Brain Music, nuovo lavoro per gli invasati neozelandesi Orchestra Of Spheres. Registrato anch’esso come le session del full length, nel nostro Outside Inside, Fingerweg/Lost Days vede la luce per l’omonima label e ci mostra l’ottimo già noto della band: una furia multicolore e priva di qualsiasi inibizione, ipervitaminizzata e declinata verso lande ironiche e giocose di post-punk funkettoso disco 70 alieno, alienato e per di più clamorosamente psichedelico. Il tutto in vinile (anche) rosso.

Su versanti decisamente più ostici si muove la laziale Sincope records, piccola ma tenace etichetta che si sta ritagliando uno spazio sempre crescente all’interno delle macro-aree noise&avant ma non solo. Questo mese segnaliamo tre uscite recenti degne di nota, tutte in cd-r. In primis, Rapido Sguardo Dialettico dei Vetro, trio ruvido come (non) da nome, autore di un acuminato hc sgraziato e cantato in italiano, memore della lezione primigenia di Dischord e Ebullition ma dotato di una sua personale revisione in chiave noisy e genuinamente arty (vedi alla voce, il video-collage incluso a fornire una trasposizione per immagini dell’album). A seguire Derotation di Steinebach, di nome Martin, musicista d’area grigia attivo ormai da un paio di decenni come Coscentia Peccati. Per questo lavoro Steinebach va di manipolazione di musica vinilica proveniente dalle più svariate fonti (musica classica, per cori, per bambini, ecc.) ricreando flussi di suono a volte freddamente minimali, altre in continuum asincroni, sempre pronti alla frattura e alla frantumazione, altrove in magma montanti di droning oscuri e minacciosi. A suo modo, cullante.

Infine, il lavoro migliore del lotto: il comeback dei napoletani Grizzly Imploded, gente del giro napoletano più frantumato e meno incline all’ortodossia, sia essa jazz, noise, avant (vedi alla voce A Spirale, Aspec(t) et similia). Il trio formato da Maurizio Argenziano, Francesco Gregoretti e Sergio Albano va di impro radicale partendo da presupposti rock (la strumentazione doppia chitarra/batteria, innanzitutto) e affrontando la prova con la foga dei noiser e il cesello degli sperimentatori. Spasmi e dissonanze, variazioni ritmiche e asincronie per questa formazione libera, mentalmente e come organico, ennesima dimostrazione della spregiudicatezza di certe isole di creatività nascoste ai più.

8 gennaio 2014
8 gennaio 2014
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