FLOW special. I migliori videoclip del 2016 per sentireascoltare

Partiamo dall’Inghilterra con Radiohead e Paul Thomas Anderson: il loro legame dobbiamo ricercarlo nel pluripremiato There Will Be Blood, film del 2008 che vede come autore della colonna sonora Johnny Greenwood degli stessi Radiohead. Nel video di Daydreaming – secondo estratto da A Moon Shaped Pool – vediamo Thom Yorke camminare con passo sostenuto e deciso lungo quello che è stato identificato come il percorso dei suoi ultimi 23 anni di vita. Thom si aggira per molteplici luoghi e scenari, si muove tra essi attraversando 23 porte, che rappresentano i momenti cruciali di questi anni vissuti assieme alla band e all’ex-moglie Rachel Owen. Le riprese mantengono sempre una simmetria equilibrata e non lasciano mai in secondo piano i dettagli espressivi di Yorke, che oscillano tra lo stupore, la malinconia e la serenità. Un’opera criptica, perché durante i quasi 7 minuti di durata il regista lascia indizi sparsi per analizzare e ricostruire gli eventi salienti della vita del musicista. Obiettivamente, quello che andiamo a vedere è un lavoro cinematografico a pieno titolo, tant’è che la band durante il periodo di promozione ha deciso di proiettarlo prima dello spettacolo principale in alcune sale cinematografiche statunitensi; il video è stato consegnato rigorosamente in 35mm riportando sulla custodia della pellicola la scritta: «Abbiamo fatto un film, eccolo. Saremmo felici se lo proiettaste».

Tra i momenti più tristemente provanti del 2016 possiamo annoverare la pubblicazione di Blackstar da parte del compianto David Bowie, l’album testamento uscito pochi giorni prima della sua dipartita; la pubblicazione del disco è stata preceduta, di un giorno, dal video di Lazarus (secondo estratto da Blackstar), un clip che sembra anticipare consapevolmente la morte di Bowie. Si aprono le porte di un vecchio armadio e siamo in una buia stanza di ospedale; Bowie, completamente bendato, giace tremolante su un letto mentre la videocamera di Johan Renck fluttua lentamente attorno a lui; successivamente – in un fase temporale differente – lo vediamo prima ballare e poi scrivere seduto a uno scrittoio. Gli armoniosi ritmi jazzati accompagnano quello che risulta essere un lento e malinconico addio: Bowie alla fine del video indossa lo stesso vestito di Station to Station e, camminando a ritroso, entra nell’armadio, chiudendo le porte, e mettendo un punto di fermo che segna non solo la fine del video, ma anche della sua stessa vita; come se tutto ciò fosse stato un segno consapevole e premonitore, un’ineccepibile consacrazione e uscita di scena.

La scelta più singolare di questo 2016 si deve ad Aphex Twin, perché l’artista britannico dopo il magnifico video di Widowlicker – diretto da Chris Cunningham –  non aveva mai più pubblicato altro materiale visivo, e dopo 17 anni si è presentato con il clip prodotto da Ryan Wyer, un dodicenne dublinese. Il brano in questione è Cyrklon3estratto dal suo ultimo album Cheetah. A fronte di questi dati dobbiamo riportare i molteplici dubbi sorti sulla reale identità di Wyer: conosciamo il volto, sappiamo che vive in un piccolo paese portuale e sappiamo che la sua prima produzione – non ufficiale – per Aphex Twin risale al 2014, quando aveva girato autonomamente il video di Minipops 67 (brano presente su Syro). Ciò che spicca nella produzione è il marcato senso estetico indirizzato verso il lo-fi, scene accelerate, riprese fisse e cromie falsate, stile che ritroviamo in qualsiasi produzione del giovane Ryan. Un occhio più attento può comprendere bene che il montaggio di Cyrklon3 è più complesso di quello che si voglia far pensare – basta scorrere i video sul canale del ragazzo per farsi un’idea personale a riguardo – ma obiettivamente non ci è dato sapere se tutto ciò sia effettivamente reale, oppure l’ennesima provocazione di Aphex Twin.

Se invece volessimo individuare il video più eccentrico in termini prettamente di styling, dovremmo rivolgere la nostra attenzione a Grimes: Claire, com’è solita fare, dirige personalmente e autonomamente il clip di Kill V. Maim – secondo estratto da Art Angels – e, parafrasando la sigla iniziale di Law and Order, ci addentriamo in uno scenario metropolitano cyber-punk pieno di luci al neon, dove l’insieme di scenografie, colori e outfit ci danno la perfetta sensazione che tutto ciò potrebbe essere un magnifico shooting pronto per essere pubblicato su riviste come Hunger Magazine. High School Never Ends è invece un brano del rapper attivista Mykki Blanko in collaborazione con Woodkid, ed è un estratto del suo primo studio album Mykki. Qui la regia di Matt Lambert si destreggia in modo ineccepibile sotto gli aspetti tecnici, oltre che nella timeline narrativa, raccontando in modo empatico una drammatica lovestory, una parafrasi di una delle più celebri opere shakespeariane, ambientata nella Germania rurale. Sono gli stessi Lambert e Blanco a darci una chiave di lettura del video in un frangente più reale e attuale, ponendo l’attenzione sulle diversità sociali, e andando ad includere anche la crisi dei rifugiati in Europa,

Una regia del tutto diversa per Black Leather dei Prayers. Il duo californiano ci ha abituati a un sound che unisce il gangsta rap alla new wave, e in questo brano si avvale della collaborazione di Kat Von D. Nel video l’estetica del ghetto si unisce ad una fotografia in bianco e nero dal forte contrasto e contestualizzata in uno scenario esoterico, fatto di cimiteri, boa albini e nebbia. La massima espressione del retaggio musicale del duo californiano. Un’opera mastodontica, quella messa in atto dal regista Romain Gavras per il video di Gosh, traccia di apertura di In Colour di Jamie XX: 400 comparse e droni che si librano in aria. Una regia complessa, che fa perno sulle riprese e sulle coreografie attorno ad alcuni ragazzi albini vestiti completamente di bianco che vagano lentamente a bordo di un’Impreza nello scenario nebbioso della desolata LinPing, celebre riproduzione asiatica della città di Parigi. Restiamo per un attimo ancora nell’ambito dei registi con John Carpenter e la sua Utopian Facade, tratta da Lost Themes II. Il brano è accompagnato da un video dalle atmosfere cupe dove assistiamo ad una fuga di una cyborg tra boschi e gallerie; si tratta di un clip diretto da Gavin Hignight e Ben Verhulst, già al lavoro con Carpenter nel video di Night.

Sempre scenari futuri, ma proposti in chiave diversa dal regista Martin C. Pariseau, per il video di Lite Spot di Kaytranada estratto da 99,9%; la motion graphic è particolarmente curata e gli estivi colori accesi di una provincia americana fanno da contorno all’amicizia tra il producer e un robot di sua personale creazione, molto incline ad apprendere l’arte del jerkin’. Drop Bomb Me di ANOHNI è il secondo singolo del suo album solista di debutto Hopelessness, un brano molto intenso, una cruda canzone d’amore scritta dal punto vista di una bambina afgana rimasta orfana a causa di un bombardamento per mezzo di un drone. Naomi Campbell è la protagonista del video, luci soffuse e drammatiche, una recitazione intensamente suggestiva sotto la direzione di Nabil e dello stilista italiano Riccardo Tisci. Angel Olsen dirige personalmente il video di Shut Up Kiss Me ed è la seconda anticipazione dall’album My Woman; in questo video, di cui è anche la protagonista principale, l’artista si avvale della collaborazione di Ashley Connor e Jethro Waters. LIM è il progetto solista di Sofia Galotti, degli Iori’s Eye, un progetto con derive krautrock che ha avuto lunghi tempi di gestazione pienamente ripagati dall’uscita dell’EP Comet per La Tempesta, tanto che il brano omonimo (in collaborazione con il producer Riva) è stato incluso nella colonna sonora di The Young Pope di Sorrentino. Il video di Comet è un vorticoso viaggio dentro un tunnel illuminato da luci al neon.

Queste ultime settimane sono state molto intense sotto l’aspetto politico, tra maratone televisive e referendum. Eppure non esiste uno scenario simile a quello proposto nel video di Nobody’s Speak di DJ Shadow. Il lip-synch tra i due avversari politici – sul flow di Killer Mike ed El-P – estrania subito dal contesto generale, ma ben presto la situazione precipita in una grottesca e allegorica rissa, accompagnata dai beat dal caldo suono southern blues di DJ Shadow. Cambiamo continente ma continuiamo a parlare di hip hop con gli Astroid Boys: i giovanissimi ragazzi di Cardiff con l’inedita Fallback/// riprendono la strada del loro primo lavoro. Tornano i breakdown di chitarra e l’elettronica, il tutto accompagnato da un video classico nel suo genere, ma che risulta essere genuino. Quest’anno le scelte mediatiche e di marketing dei Radiohead hanno destato scalpore e curiosità, ma c’è qualcun altro nel panorama musicale che non è nuovo a certe scelte; i Death Grips sono uno dei gruppi più complicati degli ultimi anni: annunciano lo scioglimento per poi pubblicare all’improvviso – e a tarda notte – album e video. Nel 2016 hanno pubblicato il mixtape Bottomless Pit e il singolare il video di Warping: telecamera fissa, una bocca, immagini accelerate che rendono tutto estremamente inquietante.

Tutt’altra tipologia di scelta stilistica per i GosT, progetto retrowave del Michigan prodotto da Blood Music. Il brano Arise è tratto dall’album Non Paradisi e il suo video propone un’estetica in 8-bit art diretta da Valemberg e basata su opere originali di Førtifem & Gustave Doré. Nel suo insieme sembra voler ricordare un videogame horror anni ‘80, dove la simbologia esoterica si alterna ad immagini di demoni dai colori fluo. Una scelta di cromie che viene ripresa anche nel video di Turbo Killer (estratto dall’album Trilogy) del musicista francese Carpenter Brut a cura del duo Seth Ickerman. Qui si esasperano le iconografie legate al cinema grindhouse anni ‘70, unite a un’estetica sci-fi ed esoterica: un’enorme astronave nera a forma di croce atterra sul suolo terrestre, e si scatena un inseguimento automobilistico, un testa a testa tra una Stingray e una Countach, il tutto contornato da una fotografia moderna, carica di ombre e colori saturi. Con Tommy Cash entriamo in casa della famiglia Little Big: una distesa di corpi nudi, ragazze, uomini, freak, vengono usati come percussioni, mentre si alternano composizioni scenografiche di pelli slavate su uno sfondo beige; cromaticamente armonioso, gradevole, ma disturbante allo stesso tempo. Sempre per rimanere in famiglia arriviamo nelle strade di Jaffa con gli Orgonite, i quali propongono un potente rap rave miscelato alle sonorità tipiche mediorientali. Nel video di Habibi Yaeni, diretto da Vadim Mechona, confluiscono i dettami stilistici più trash della moda occidentale rivisitati in chiave mediorientale.

Focalizziamo ancora il discorso sugli outfit soffermandoci sugli abbinamenti di vestiario proposti nel video di Secchio, il secondo estratto da Lesbianitj, dei Pop X, i quali riescono a ricreare in chiave visiva tutto il loro nonsense musicale, ballando in modo scoordinato davanti a un’ambulanza e sopra un’Ape Piaggio. Motta è stato la rivelazione cantautorale di questo 2016 e recentemente insignito con la Targa Tenco per il suo album di esordio LaFine dei Ventanni: il primo brano estratto dal disco porta lo stesso nome dell’album ed è una composizione densamente malinconica, che pesa tantissimo sull’ascoltatore; il video è stato girato dal regista Francesco Lettieri ed è ambientato durante una festa in casa nella quale possiamo scorgere anche il musicista Giovanni Truppi. Si tratta di una di quelle feste a cui tutti abbiamo partecipato, ma qui la connotazione è malinconica, e il cantante sembra voler solamente restare da solo, distante da tutti. Ancora un video italiano, questa volta di Le Sacerdotesse dell’Isola del Piacere con la loro Paura di Tutto (contenuta nell’omonimo EP), un brano che affonda le mani nell’emo primordiale per poi sfociare nello shoegaze, e un sound che si sposa benissimo con le immagini oniriche a cura di XXXXX

Con Knuckles dei Moose Blood, band inglese anch’essa dedita all’emo più incline al punk-pop, ci avventuriamo in un viaggio in compagnia di un padre e di un figlio; niente di più semplice, non fosse che la sinossi del video sembra voler ricordare Little Miss Sunshine, e i protagonisti citano Micheal J. Fox in Teen Wolf (nella sua versione licantropo). Ci accingiamo a concludere questa playlist riassuntiva con due lavori estratti dalla scena metal. I Baroness con il video di Shock Me – diretto da Don Tyler ed estratto da Purple – si sono aggiudicati una nomination ai Grammy, con una produzione che verte molto su quello che potremmo quasi definire un video moda, dai colori tenui e dai forti tratti sperimentali, connotati che non ti aspetteresti mai da una band che oscilla tra lo sludge e il progressive. È il turno poi di uno tra i video più estremi e cruenti della playlist, in questo caso a firma Slayer. Il loro ultimo album Repentless è stato accompagnato da una trilogia di clip diretti dal regista  BJ McDonnell e vedono la presenza di un attore iconico, per un certo tipo di cinema, ovvero Danny Trejo; Pride in Prejudice è il capitolo conclusivo e racchiude in sé tutto quello che avremmo voluto vedere in un video degli Slayer sin dalla pubblicazione di Show No Mercy.

  1. RadioheadDaydreaming
  2. David BowieLazarus
  3. Aphex TwinCIRKLON3
  4. GrimesKill V. Maim
  5. Mykki BlancoHigh School Never Ends (ft. Woodkid)
  6. PrayersBlack Leather (ft. Kat Von D)
  7. Jamie xxGosh
  8. John CarpenterUtopian Facade
  9. KaytranadaLife Spots
  10. AnohniDrone Bomb Me
  11. Angel OlsenShut Up Kiss Me
  12. LimComet
  13. DJ Shadow feat. Run The JewelsNobody Speak
  14. Astroid BoysFallback
  15. Death GripsWarping
  16. GosTArise (feat. Kriistal Ann)
  17. Carpenter BrutTurbo Killer
  18. Tommy CashWinaloto
  19. OrgoniteHabibi Yaeni
  20. Pop XSecchio
  21. MottaLa fine dei vent’anni
  22. Le Sacerdotesse dell’Isola del PiacerePaura di tutto
  23. Moose BloodKnuckles
  24. BaronessShock Me
  25. SlayerPride in Prejudice

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