Album

Lack

Inside EP

29 Maggio 2020 techno bassmusic dub

Nuova uscita per la Livity Sound del Bristol hero Peverelist, sempre più aperta a nomi all’infuori della cerchia ristretta degli inizi. Uscito il 29 maggio 2020, Inside EP è il debutto sulla label del prodcuer mancuniano Lack, alla sua seconda uscita solista ma dalla maturità già spiccata.

Le quattro tracce dell’EP hanno il loro comune denominatore nelle atmosfere acquatiche che riportano in auge il verbo Chain Reaction, rimodellandolo su un’architettura bass. Se le prime due tracce si snodano in modo sinuoso e graduale come increspature sulle onde, tenendo a bada l’intensità e seducendo con un minutaggio generoso, l’altro lato della medaglia (e del disco) rovescia le carte in tavola e spinge sull’acceleratore. La title track offre 6 minuti di apnea dub techno con cassa ovattata e singhiozzante, mentre Machine Club è un’odissea techno-dub di 10 minuti: partenza ambient sporcata di glitch e pulsazioni telluriche a profondità abissali. Accenni melodici e percussioni più affilate vengono a galla sporadicamente, per essere poi risucchiate in profondità su un fondale uscito direttamente dai migliori Porter Ricks d’annata. Dopo l’adagio dei 124 bpm precedenti, si passa a RRRush che – nomen omen – alza ritmo e intensità trovando l’incastro giusto fra reminiscenze UK garage e polimorfismi bass, naturalmente imbevuti di linfa vitale dub. Chiusura sulla falsariga con Shifter, tra passato e presente. Sfondato il muro dei 140 BPM, gioca di rimbalzi fra percussioni intricate, atmosfere più claustrofobiche e sciabolate di bassi e rullanti nella miglior tradizione dubstep.

Prova di qualità, per il nuovo arrivato Lack, che guarda affascinato all’ambient-dub teutonica ma mantiene i piedi saldamente radicati in quella fisicità da moto perpetuo tribaleggiante che da anni è il marchio di fabbrica Livity. Munirsi di pinne, mascherina e muta da sub, e lasciarsi avvolgere dal basso primordiale. Quattro tracce che fanno da ponte tra suoni, luoghi e anni diversi, con un piede nel passato e uno ben saldo nel presente. Un EP che ti entra dentro. Inside, appunto.

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