Any Human Friend
Ago
09
2019

Marika Hackman

Any Human Friend

Sub Pop

PopRock
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Info

Sospeso tra una vena autobiograficamente folk ed arrangiamenti che masticano un wave rock contemporaneo per chitarra elettrica e synth, basso angolare e batteria asciuttissima, il disco per l’autrice è soprattutto un veicolo per raccontare sé stessa, spesso dal lato della propria sessualità. Parliamo della songwriter londinese Marika Hackman che con Any Human Friend – pubblicato il 9 agosto 2019 via Sub Pop – arriva alla terza prova.

«Parla di me stessa, di nuotare dentro di me, di sbucciarsi la pelle… …dell’oscurità e della luce che abbiamo dentro di noi», dice lei, ed il titolo è preso da un documentario che vede bambini di quattro anni interagire con alcuni pazienti affetti da demenza in una casa di riposo. Ad un certo punto, una di loro dichiara che «è bello avere un qualsiasi amico umano». E da qui il titolo dell’opera che rievoca, secondo la Hackman, «una visione in cui le persone sono veramente accettate, in cui si è a proprio agio con le differenze». Le problematiche queer, che spesso ritornano in tracklist, trovano dunque punti di contatto con i dischi di giovani musiciste coeve, come la francese Héloïse Letissier (Christine And The Queens) o l’australiana Alex Lahey.

Il disco è stato scritto nell’arco di un anno ed alcuni pezzi sono stati registrati con David Wrench (Frank Ocean, xx), produttore che si è occupato anche degli arrangiamenti sintetici. Tra i videoclip estratti: I’m Not Where You Are e The One.

di Marco Braggion

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