When abstraction makes noise

Due to time coordination problems he [Carsten Nicolai, ndr] would like to ask you to handle it like this: after you send us some written questions via email he would record his aswers with a mp3 recording and send it back to you…”. Così rispondeva l’assistente dell’artista e musicista elettronico Carsten Nicolai alla nostra richiesta di scambiare quattro chiacchiere a proposito di Unitxt, album di recente licenziato da Raster-Noton. E così proprio per parlare di un album che, tra le altre cose, riflette sullo statuto della parola nel contesto della odierna civiltà tecnocratica, i concetti hanno dovuto sottoporsi ad una metamorfosi che ricorda molto da vicino il modus operandi del Nicolai sound-producer. Nata pensiero, la parola diveniva testo scritto per poi presto farsi dato numerico: un file di testo da spedire all’artista via rete. Articolata dalla voce di Carsten, ritornava parola per ricomprimersi dato, un file mp3, da rispedire al mittente. Non male come inizio, se ancora dobbiamo prestar fede all’adagio secondo il quale il mezzo è il messaggio.

Anche nel caso di Unitxt è con i suoni più astratti ed impersonali che Alva Noto ottiene i risultati migliori. Che si tratti delle geometrie ritmiche della prima metà dell’album o dei flussi di sterile informazione audio della seconda, la cifra diviene geroglifo dal preciso e sicuro rilevo plastico, geroglifo oscuro eppure evidente, così evidente da non necessitare alcuna chiave interpretativa. «Si astrae sempre a partire da qualcosa che esiste in natura, per arrivare a qualcos’altro che, invece, non ha nulla a che fare con la realtà. Se è vero che l’arte dovrebbe perseguire gli obiettivi di espandere gli orizzonti rispetto al già noto e di generare fonti di energia che la vita quotidiana altrimenti non offre..bè, prima o poi dovrà per forza imbattersi nel linguaggio dell’astrazione. Quello della matematica è un linguaggio di cui ci si può servire, ma questo non significa che si debba necessariamente passare attraverso di essa. L’arte può essere astrazione anche senza matematica». C’è l’astratto da un lato e la realtà dall’altro, l’arte o la vita di tutti i giorni, la pura forma o la materia bruta, il centro inurbato o la landa desolata, nella visione manichea – e un po’ semplicistica – di Carsten. Nessuno spazio per un terzo paesaggio alla Gilles Clément, nome che pure, paesaggista «ma solo di formazione» («sinceramente, nonostante gli studi fatti, mi risulta piuttosto difficile immaginarmi come un architetto del paesaggio di professione»), Nicolai deve conoscere bene.

Ancora una volta la precisione chirurgica del lavoro apportato sulla base ritmica, la cura assoluta, quasi maniacale, sulla resa di suoni asettici e pulitissimi, non concedono chance all’ascoltatore. Prendere o lasciare, questa è roba per puristi del suono, con buona pace di chi ancora una volta si lamenterà del fatto che qui, dell’essere umano che ha lavorato di testa e di mani, non rimane parvenza: «Bisognerebbe smetterla, tanto in arte quanto in politica, con il culto della personalità. L’impersonalità è semplicemente un bisogno assoluto per noi artisti, una sorta di reazione all’eccesso di personalizzazione che ci ha circondato per decenni».

E’ sulla strada dell’astrazione in arte che i percorsi di Carsten e del poet-sound Anne-James Chaton, ospite alla voce in Unitxt, si sono incrociati: «Quando ho iniziato a pensare all’intelaiatura ritmica di Unitxt non avrei mai immaginato di inserire degli inserti spoken word al suo interno». L’incontro con Chaton, avvenuto due o tre anni fa, è stato da questo punto di vista decisivo: «Molte cose hanno fatto sì che ci avvicinassimo: simili strategie di lavoro, un comune interesse per l’astrazione, una certa ripulsa per il  narrativo, lo stesso modo di vedere-il e stare-al mondo. Abbiamo iniziato a lavorare su alcune tracce che sono rimaste nel cassetto per molto tempo: poi ho realizzato che la parola come puro suono, astratta dal proprio significato, poteva diventare un elemento ritmico tra gli altri e in più mi sembrava che come resa finale tutto funzionasse alla meraviglia. Anne-James costruisce i suoi poemi anti-narrativi seguendo proprio una logica simile: astrazione dal significato, parola come ritmo, costruzione di architetture sonore».  

Sarà che i monologhi di Chaton ci hanno ricordato la loquela magniloquente di un Blixa Bargeld o gli sproloqui di Genesis P-Orridge; sarà per l’audacia di certe frequenze (si ascoltino u_06 e u_07), ma da queste parti non è tardata a balenare in mente l’ombra lunga dell’industrial storico – probabilmente via Kesto dei cugini Pansonic, quadruplo album che effettivamente chiariva qualcosa circa la questione di un debito contratto da una generazione di musicisti elettronici, ma mai espressamente esplicitato:«Nessuno me lo aveva fatto notare finora e, anche se mi risulta un po’ difficile pensare ad un album prodotto nel 2008 che suoni come uno uscito nel…chessò, 1984, sono davvero contento del paragone. In effetti le mie primissime incisioni erano molto influenzate dall’industrial storico, soprattutto dagli Einsturzende Neubauten. Sono sempre stato un fan di Blixa e da un po’ di tempo a questa parte siamo anche ottimi amici. Stiamo lavorando insieme ad un disco che vedrà la luce l’anno prossimo: è uno dei progetti che, insieme alla realizzazione del volume due della serie Xerrox e alla collaborazione con il compositore Micheal Nyman, mi terrà impegnato da qui ad un anno come Alva Noto».

Per quanto riguarda l’arte visuale, Carsten sta lavorando a due grosse installazioni che vedranno la luce rispettivamente a New York nell’aprile del 2009 e a Mosca nell’autunno dello stesso anno. «Anche nel caso dell’arte visuale, mi sembra di percepire un bisogno d’astrazione. Sono contento del fatto che anche tu, parlando del mio lavoro artistico abbia finito per fare, come capita alla gran parte dei critici, i nomi dei rappresentati storici dell’arte cinetica, optical o programmata degli anni ’60 e ’70. E’ come se una stessa sensibilità estetica ci legasse idealmente pur a distanza di decenni, come se una stesso, inalterato bisogno di reagire al predominio del figurativo e del narrativo si sia reincarnato in una generazione di nuovi giovani artisti».

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