L’amore al passo con le tecnologie. Intervista a Emmy The Great

Emmy The Great è il nome d’arte con cui abbiamo conosciuto Emma-Lee Moss al suo esordio con First Love agli inizi degli anni Duemila, quando la scena musicale anti-folk statunitense – che stava mostrando un’ulteriore ondata grazie ad artisti quali Regina Spektor e Adam Green, giusto per citarne un paio – riuscì a inerpicarsi come un’edera fino al Regno Unito, forgiando qui nuovi talenti pronti a imbracciare la deriva verso altri generi (il caso di Kate Nash). Figlia di padre inglese e madre cinese, la cantautrice di base a Londra ha pubblicato l’11 marzo 2016 il suo terzo album in studio, Second Love (recensito anche sulle nostre pagine), dove il tema dell’amore si scontra con le tecnologie odierne, tremende distrazioni che confondono i legami interpersonali e paradossalmente segnano l’incapacità di comunicare concretamente l’uno con l’altro, in un’epoca satura di messaggi scritti e diffusi con portentosi mezzi. Abbiamo posto a Emmy qualche domanda riguardo al concetto di amore contenuto in Second Love, all’essere musicista, alla collaborazione con Tom Fleming dei Wild Beasts e al come sopravvivere al futuro.

Com’è stato tornare dopo quattro anni da Virtue? Quale aspetto è cambiato più di ogni altro da allora?

L’intera industria musicale è cambiata, inclusi alcuni piccoli dettagli – come ad esempio il fatto che per questa release non ci siano stati degli stream in anteprima. E poi quando mi hanno assegnato la data di uscita ho detto all’etichetta «Ma è di venerdì!» e loro mi hanno risposto «Sì, è il giorno in cui ora si preferisce pubblicare gli album». Insomma, sono stata fuori dai giochi per troppo tempo ed è davvero interessante notare questi cambiamenti.

Che cosa significa per te l’espressione “second love”?

First Love era il titolo del mio primo album e ho pensato che, se fosse stato prodotto oggi, avrebbe suonato proprio come questo. Il titolo del disco per me è stato un modo per ricominciare, segnando una linea di stacco dal passato.

Come hai scelto le tue collaborazioni? Come hai conosciuto gli artisti che ti hanno aiutata?

Li ho raggiunti grazie all’impegno verso la spontaneità e a una connessione puramente umana. Ero molto aperta a nuove idee durante il processo di lavorazione dell’album, e ciò mi ha portata a numerosi momenti di confronto con altri musicisti, il che è stato davvero qualcosa di meraviglioso.

Come descriveresti la tua amicizia con Tom Fleming e cosa ne pensi dei suoi Wild Beasts?

Io descriverei questo rapporto come un rapporto “fan/artista”. Adoro Tom e amo la musica dei Wild Beasts, senza dubbio. Quando Tom è arrivato in studio sono diventata qualcosa tipo Mary Poppins, e ho continuato a girare per la stanza per farlo sentire a suo agio e per dargli da mangiare!

Ho letto che hai registrato il disco mentre eri in viaggio, quindi le sessioni hanno avuto luogo perlopiù in casa di tuoi amici e in camere di hotel. Com’è stato? Pensi che tutto questo abbia contribuito a rendere Second Love un album più familiare e caldo?

Sì, è un album davvero intimista, perché le registrazioni sono avvenute in qualsiasi momento e contesto. Le voci sono per la maggior parte primissime take, prima che le canzoni fossero già vere e proprie canzoni. Direi che a ogni piccolo frammento del disco corrisponde il come esso è nato.

Hai affermato anche che hai passato tre anni a cercare i suoni di Swimming Pool. Che cosa pensi ti abbia ispirato di più e ti abbia portata a concretizzare la tua ricerca?

Ho semplicemente avuto questo sentimento di ferro dentro di me, ossia che l’album dovesse uscire a tutti i costi e che io dovessi farlo. L’ispirazione a continuare è venuta proprio da dentro. E le persone che mi hanno aiutata nell’impresa – produttori, amici e musicisti – mi hanno dato una grande forza quando non sapevo se sarei riuscita a sorpassare l’ostacolo successivo.

Quali strumenti hai utilizzato principalmente per ottenere il sound/la sensazione che avevi in testa (se vuoi, puoi dirci anche modelli e marchi)?

Ableton Live, il riverbero Valhalla, il plugin per sintetizzatore Diva, microfono SM-7, una chitarra Fender Mustang, Izotope Stutter Edit.

Nelle tue canzoni, la tecnologia com’è legata all’amore? Come definiresti l’amore e quanto credi sia cambiato da quando hai esordito?

Penso che la sfida per noi esseri umani attualmente sia riconoscere l’amore attraverso la macchina, o come rendere prioritario l’amore rispetto proprio a questa macchina. La mia idea di amore è maturata dalla prima volta che mi misi a fare un disco, che è esattamente un altro motivo che giustifica il titolo del mio ultimo lavoro.

L’incertezza è ancora presente in Second Love. Come ti senti rispetto al futuro, in questi “tempi duri”?

In tutta onestà, mi sento totalmente depressa e impotente nei confronti del mondo. Negli ultimi mesi gli eventi che hanno interessato il mondo sono stati parecchio tristi e spaventosi, e più vado in là con l’età e meno riesco a dare fiducia alle strutture dentro cui esistiamo. Vorrei essere molto più ottimista in generale, ma l’unica cosa che posso pensare di fare è amare le persone che fanno parte della mia vita e sperare di risolvere tutto quanto insieme.

Che consiglio daresti ai giovani, specialmente se hanno sogni nel cassetto ma la situazione intorno a loro non è positiva quanto speravano?

Consiglio loro di amare chi li circonda, di riempire la loro vita di arte.

Hai qualche progetto futuro o parallelo in vista?

Sto lavorando su musica molto più ispirata al mio lato cinese, e sto anche scrivendo un romanzo, ma è così complicato lavorarci che penso avrò bisogno di un bel po’ di tempo per renderlo qualcosa di davvero leggibile.