Seven Years In Berlin. Intervista a Esther Friedman

«I really can’t remember». È questa la risposta della fotografa tedesca Esther Friedman a un paio di mie domande evidentemente troppo personali. Forse nemmeno 40 anni sono abbastanza per avere il sufficiente distacco emotivo. La mia curiosità sulla sua giornata tipo, di quando a soli 22 anni intratteneva uno stretto rapporto con un certo Jimmy, sono destinate a rimanere senza risposta. Eppure nel cuore di Bologna, tra le ombre di 25 istantanee appese all’interno della piccola ma curatissima galleria Ono Arte, forse stanno tutte le risposte.

Le vie del passato sono davvero infinite se in prossimità del 2020 possiamo avere l’imprevedibile fortuna di godere di alcuni rari scatti di una Berlino ormai lontana nel tempo. Riuscite a visualizzare la capitale tedesca nella seconda metà degli anni ‘70 quando era ancora divisa dal Muro? Ora immaginate l’arrivo di due rockstar assolutamente atipiche, una americana e l’altra inglese, accomunate da problemi di droga talmente pesanti da condurre entrambe sull’orlo del tracollo mentale oltre che fisico. James Osterberg e David Jones, più noti ai fan come Iggy Pop e David Bowie, sono giunti in città sulle orme dello scrittore Christopher Isherwood, con un ultimo slancio verso la salvezza e soprattutto il desiderio di lasciarsi alle spalle le intossicazioni derivanti da fama, dipendenze varie e pressioni discografiche.

L’anonimato, la frequentazione di poco raccomandabili pub nei peggiori quartieri della città e il consumo smodato di indefinibili quantità di alcool avranno un effetto salvifico sui due compagni di avventure ma anche di sala d’incisione. La loro produzione musicale risulterà imprevedibilmente lucida e brillante: giusto gli ultimi ritocchi ai robotici LP The Idiot e Low, per poi sfolgorare completamente nei seminali Heroes e Lust For Life. Tutti risalenti al 1977.

Mentre David nel frattempo prende una sbandata per i locali di cabaret popolati da artisti transessuali, Iggy si lega proprio alla giovane Esther, fresca di studi di fotografia e conosciuta casualmente proprio in quel periodo. Il rapporto tra i due durerà fino al 1982 (un tempo infinito per un “misfit” come lui) con baricentro a Berlino ma viaggiando anche negli Stati Uniti, America Centrale e Kenya, donando probabilmente all’Iguana più stabilità emotiva e sentimentale di quella che ci è dato sapere.

I tre protagonisti di questa storia per un po’ si illudono di vivere vite apparentemente normali, vicini di casa del quartiere fuori moda di Schöneberg, visitando gallerie d’arte e facendo chissà cos’altro. Intanto la Friedman fa da interprete e documenta tutto con il proprio obiettivo: le passeggiate per le strade, le pose strane tra gli edifici ormai scomparsi e i momenti di intimità nelle proprie stanze, più qualche scatto a questi due ingombranti personaggi, quando erano in servizio, durante i loro tour. Esther ha anche firmato le foto di copertina per l’album dal vivo TV-Eye 1977 (1978, dove i due musicisti condividono il palco) e quello di studio Zombie Birdhouse (1982). Coincidenza vuole che essi delimitino precisamente proprio gli estremi temporali del rapporto sentimentale di Iggy con Esther.

Il suo volume di ricordi fotografici intitolato The Passenger: Iggy Pop (Knesebeck, 2013) è ormai introvabile, perciò l’unica occasione per godere appieno dei suoi scatti, e di una ricostruzione del landscape urbano di Berlino, è proprio alla Ono Arte, in mostra fino all’8 dicembre.

Trovo i suoi scatti molto belli ed evocativi, in particolare quelli in bianco e nero con giovani e vecchi delle strade di Berlino. Ora sta per inaugurare la sua prima personale in Italia, a Bologna. Che effetto le fa guardare quelle foto adesso, dopo oltre 40 anni?

Non ho mai pensato che qualcuno le avrebbe viste un giorno. Sono rimaste con me per un tempo così lungo. Le ho tenute dentro un cestino per il bucato fino al 2013. Christoph Amend, l’editore della rivista tedesca Zeit Magazin le vide e ne rimase entusiasta. Le divulgò mettendo in copertina quella di Jim con il pupazzo di un pappagallo. Quell’anno vincemmo il premio Lead Award in Gold per per la migliore serie di ritratti. Successivamente ricevetti una proposta di pubblicazione per un libro da parte di un editore e ho fatto alcune mostre a Francoforte, Berlino, Melbourne, Vienna e ora a Bologna.

Am Abzug, 1978 © Esther Friedman 2019

Am Abzug, 1978 © Esther Friedman 2019

Cosa mi può dire di questa esperienza italiana?

È bello collaborare con lo staff della Ono Arte. Stanno facendo un ottimo lavoro attraverso la loro galleria, coinvolgendo le persone e attirandole più vicino al cuore della musica e dell’arte in generale.

Quale era il suo approccio, come fotografa, con Iggy Pop?

Lui era bellissimo e molto rilassato davanti all’obiettivo, perciò fotografarlo era qualcosa di estremamente semplice.

Nello stesso periodo era a stretto contratto anche con David Bowie, tuttavia non ci sono molte immagini del Duca Bianco nel suo portfolio. Come mai? Ne avrebbe voluto realizzare di più, o magari ne conserva alcune in qualche cassetto?

A quel tempo ero timida e non si poteva piazzare la macchina fotografica davanti alla faccia di qualcuno, a meno di essere un paparazzo. David era già molto famoso e sì, ho naturalmente qualche rimpianto per non avergli scattato altre foto. In realtà c’è qualche altra immagine realizzata durante delle vacanze ma non ho intenzione di condividerle in futuro… sì, guardandomi indietro questo è l’unico vero rimpianto che ho.

Invece ci sono diversi scatti di lei con Iggy. Immagino che alcuni siano degli autoscatti, chi ha invece realizzato gli altri?

Jim ne scattò uno a me davanti un bel salotto e alcuni sono quelli che oggi chiameremmo dei selfie. Gli altri invece chiedemmo di farceli alle persone che si trovavano fortuitamente sul posto.

Come definirebbe, in poche parole, la relazione di quegli anni tra David e Iggy?

Erano sempre molto rispettosi e dolci tra di loro, oltre che molto educati. Prendevamo dei veri e propri appuntamenti per incontrarci.

Dove si trovava quando cadde il Muro di Berlino, e quale fu la sua prima reazione?

Ero a Francoforte nel 1989 e in realtà sono pentita di non essere andata a Berlino in quei giorni. Ad ogni modo una settimana più tardi iniziai a viaggiare verso Est, visitando delle città dove prima non era possibile davvero spingersi. Ci furono dei momenti buoni ma anche spaventosi in quel 1989. In precedenza, negli anni ‘70, ero stata a Berlino Est poche volte, scattando alcune foto. Notai che nel 1989 c’erano pochissimi panifici in quella parte della città.

Come mai ad un certo punto smise di fotografare? Di cosa si occupa ora?

Appesi la fotocamera al chiodo quando nel 1987 aprii una galleria d’arte con Sebastian Guinness. Sentivo di poter fare di più rappresentando altri artisti. Prima ad Heidelberg e un anno più tardi ci spostammo a Francoforte, dove chiudemmo nel 2000. Successivamente mi sono dedicata alla fotografia industriale e alla costruzione di siti informatici. Lavoro ancora con artisti su vari progetti e curo le collezioni di alcuni collezionisti.

Bowie, live 1978 © Esther Friedman 2019

Bowie live, 1978 © Esther Friedman 2019

Nel 2013 Bowie ha scritto una canzone, Where Are We Now?, osservando indietro nel tempo i suoi (e i vostri) anni berlinesi. L’ha ascoltata? Dal punto di vista musicale preferisce questa ballata nostalgica oppure le recenti canzoni muscolari di Iggy? Ha continuato a seguire la produzione musicale di questi due vecchi amici durante gli ultimi decenni?

Ho amato quella canzone e ho continuato a seguire tutti i suoi album, così come la musica di Iggy, in particolare i suoi esperimenti con il jazz. Mi piacciono le sue canzoni in francese, ma quelli degli anni ‘70 e ‘80 rimangono i miei dischi preferiti.

Bowie ormai ci ha lasciati da oltre 3 anni, ma in precedenza lo aveva visto ancora?

Sì, ero sempre in contatto con David, è rimasto un amico intimo e mi manca tutti i giorni.

Mi toglie una curiosità? Prima ha citato la sua foto di Iggy con il pappagallo finto. Compare anche in uno scatto di Sukita nello stesso periodo, mentre in rete vi sono alcuni video del rocker in compagnia di un grosso Cacatua bianco. Cosa mi sa dire di questa sua passione?

Mi suona completamente nuova. Quando stavamo assieme aveva solo quel pupazzo. Forse perché vivevamo con i miei gatti.

V Ausschnitt Pullover, 1978 © Esther Friedman 2019

V Ausschnitt Pullover, 1978 © Esther Friedman 2019

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Un sentito ringraziamento a Vittoria e Maurizio della Ono Arte

11 Novembre 2019
11 Novembre 2019
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